Politica

sabato 25 novembre 2023

Un minuto di rumore apre il Consiglio dedicato alla Giornata per l'eliminazione della violenza sulle donne

Un minuto di rumore apre il Consiglio dedicato alla Giornata per l'eliminazione della violenza sulle donne

di Ufficio Stampa Comune di Pesaro

Mani ad applaudire e battere sui tavoli, piedi a colpire il pavimento. Si è aperto così, con un minuto di rumore a rompere il silenzio intorno alla violenza di genere, il Consiglio comunale monotematico promosso dal Comune per la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne

In apertura ai lavori, il presidente del Consiglio comunale Marco Perugini ha ricordato il senso del 25 Novembre: «Ci riuniamo con il cuore pesante e le menti intrise di dolore. Non possiamo ignorare la tragica realtà che si è abbattuta su Giulia Cecchettin e sulle altre 105 donne uccise in Italia nel 2023. Di queste, 83 sono state uccise tra le mura domestiche, 54 per mano del partner o dell'ex partner. Immaginiamo le vite di Giulia, Francesca, Patrizia. Tre storie diverse ma unite dalla sofferenza inflitta da chi avrebbe dovuto amarle. Non sono solo numeri, ma vite spezzate, famiglie distrutte, sogni infranti». Il presidente del Consiglio ha poi parlato dell’urgenza di rompere la “spirale del silenzio”, «Troppo spesso ci rifugiamo nell'indifferenza, nella convinzione che il problema non ci riguardi. Ma siamo tutti coinvolti in questa tragedia. Guardiamo ai giovani, specchio della nostra società, che, a causa di insegnamenti errati, non comprendono la gravità di comportamenti come la gelosia, considerata dimostrazione d'amore o il dare un bacio senza consenso, minimizzato. Questi giovani sono il riflesso di ciò che abbiamo insegnato loro a essere. Ma sono anche gli stessi che in questi giorni hanno rotto il silenzio e dimostrato che possiamo costruire una società matura e libera. Siamo uno dei pochi paesi in Europa che non prevede obbligatoria l’educazione sessuale e ai sentimenti nelle nostre scuole. Non servono più sperimentazioni. Serve serietà». E ancora, «La violenza contro le donne non è solo una responsabilità individuale; è un male sociale, culturale ed educativo che dobbiamo combattere insieme. Chiedo a tutti voi di alzarvi contro questa cultura tossica, di abbracciare l'emissione di una nuova consapevolezza. Siate e siamo parte attiva della soluzione. Esigete un'educazione che insegni il rispetto, il consenso e l’intimità. Abbiate il coraggio di parlare, di intervenire quando vedete misoginia o sessismo. Solo insieme possiamo sperare di porre fine a questa triste realtà. Il problema sono gli uomini. Il problema sono io, siete voi». Poi Perugini ha dato il via a «Un minuto di rumore. Vi invito, simbolicamente a rompere il silenzio, come tanti movimenti, scuole ed associazioni stanno promuovendo in tutta Italia. Rintoccherò la campana per 106 volte», ha concluso. 

A seguire sono state le parole della Prefetta di Pesaro e Urbino Emanuela Saveria Greco: «Il numero crescente di femminicidi, che ad oggi vede 106 donne uccise nel 202 (85 nel 2022) ci fa riflettere. Sappiamo come il contesto più a rischio per le donne sia l'ambito familiare, quello delle relazioni affettive, in cui si concentra il 71,6% delle vittime. La disparità continua nel mondo del lavoro, ancora oggi, ad esempio, le donne Prefetto sono solo un terzo. Così come le diseguaglianze che si verificano nei diversi settori della vita lavorativa, dove le donne guadagnano meno dei colleghi uomini. Tutto ciò rende ancora necessario e impellente parlare di parità di genere e di diritti violati. Ringrazio il Consiglio comunale di Pesaro e le Commissioni Pari opportunità e donne elette, per aver organizzato questo importante momento di confronto. È fondamentale il ruolo della società, della scuola, di tutte le istituzioni affinché cambi la cultura ancora patriarcale italiana. Tutti dobbiamo adoperarci affinché le donne vittime di violenza siano aiutate e supportate, affinché gli uomini autori delle violenze seguono dei percorsi che li aiutino ad uscire da questa modalità, affinché si faccia prevenzione. Ma Io credo che il problema sia soprattutto culturale ed il ruolo principale lo svolge la famiglia. Noi genitori dobbiamo porci una serie di interrogativi». Per questo vanno sensibilizzate le famiglie, «perché se non cambia una certa modalità comportamentale all'interno delle stesse, potrebbe risultare poco utile il lavoro svolto dalla scuola e dalle istituzioni». E ancora, «Non possiamo continuare a crescere i nostri figli raccontando loro le favole di Cenerentola e Biancaneve; che hanno per protagoniste delle ragazze povere, in difficoltà, salvate dal principe azzurro. Inizia da qui la rappresentazione della donna debole, che necessita dell'uomo forte per essere salvata. Ma è anche necessario che noi donne crediamo noi stesse dobbiamo amarci indipendentemente da chiunque, avere il coraggio di dire no anche a costo, come spesso purtroppo avviene, della nostra vita. Avere consapevolezza del nostro valore anche ai fini economici, pretendendo di guadagnare al pari degli uomini e cercare la felicità senza sentirsi in colpa quando la si trova. Essere consapevoli del nostro coraggio e della nostra forza. Amare vuol dire essere liberi di scegliere ogni giorno la persona che vogliamo al nostro fianco. L'amore non può e non deve essere mai costrizione, non ci si deve sentire obbligati a stare con qualcuno che paura». In chiusura la Prefetta ha citato la scrittrice Chimamanda Ngozi Adichie: «“Vorrei che tutti cominciassimo a sognare e progettare un mondo diverso, un mondo più giusto, un mondo di uomini e donne più felici e più fedeli a se stessi”. Ecco da dove cominciare, dobbiamo cambiare quello che insegniamo alle nostre figlie dobbiamo cambiare anche quello che insegniamo ai nostri figli». 

È poi stato il momento del sindaco di Pesaro Matteo Ricci che ha ricordato che «La violenza contro le donne è una piaga sociale del nostro Paese, che per molto tempo è stata nascosta. Se in passato se n’è parlato meno è perché la paura era addirittura maggiore rispetto ad oggi e si è cercato di soffocare ciò che accadeva all’interno delle mura domestiche spesso per vergogna o per la paura di essere giudicati. Oggi questo fenomeno esplode perché tante donne hanno avuto la forza di alzare la testa e raccontare la propria storia, di denunciare. Allo stesso tempo l'opinione pubblica ha cominciato a catalogare alcuni omicidi, o alcune violenze, sotto il termine femminicidio cosa che fino a qualche anno fa non avveniva. Nella drammaticità di questi giorni non dobbiamo dimenticare che se oggi si stanno riempiendo gran parte delle piazze italiane è grazie alle battaglie fatte, anche dai centri antiviolenza. I numeri che leggiamo oggi non dobbiamo viverli come un fallimento, perché probabilmente senza quell'impegno sarebbero stati maggiori e il fenomeno sarebbe rimasto ancora sottotraccia, nascosto, soffocato. Quindi grazie a tutti quelli che in questi anni hanno lavorato e portato avanti con grande impegno questa lotta: psicologhe, assistenti sociali e legali, associazioni. Ogni volta che avviene un femminicidio abbiamo la sensazione che il bicchiere sia completamente vuoto, in verità qualche passo in avanti, pochi purtroppo, forse li stiamo cominciando a fare. Voglio tenere un filo di speranza, senza nascondere ciò che stiamo vivendo. Gli eventi degli ultimi giorni dimostrano che non c'è un uomo cattivo da dover controllare, ma che ogni uomo ha in sé una parte probabilmente legata a un retroterra culturale che va educata annaffiata quotidianamente, in termini di rispetto reciproco e di civiltà. È una questione che non è rilegata a pochi, ma che ha a che fare con la cultura maschilista dentro la quale siamo cresciuti, una cultura che spesso confonde l'amore con il possesso e che tutt'ora vive nella società in maniera molto forte». «L'amore non è possesso, l'amore è un sentimento reciproco - insiste il sindaco - e ognuno è responsabile e padrone della propria vita della propria libertà, che appartiene solo a sé a nessun altro». L’aspetto sociale: «La metà delle donne che hanno la forza di denunciare e chiedere aiuto sono in difficoltà economica, per cui la loro vita dipende dalle risorse che porta a casa il marito. Il tema della mancata indipendenza professionale della donna diventa un elemento in più per il ricatto psicologico». La strada è ancora lunga, «C’è tanto da fare, spero che il Parlamento riesca ad approvare, almeno su questo tema, una norma unitaria. Non nascondiamoci dietro un dito, c'è una differenza culturale nel dibattito intorno alla cultura patriarcale. Ci sono differenze di impostazione culturale e politica, ma questo non deve impedire al Parlamento di trovare una strada comune, come Schlein e Meloni hanno dichiarato di voler fare in queste ore. Almeno su questi temi credo che la politica debba trovare un punto di unità per una legge più avanzata rispetto a quella che abbiamo oggi». Poi conclude, «Il lavoro più grande che dobbiamo fare è nei confronti degli uomini di domani. Ho grande fiducia in loro, penso che saranno migliori di noi, se noi saremo in grado, come stiamo facendo oggi, di continuare questo lavoro culturale. Nei confronti delle ragazze, ma soprattutto dei ragazzi. Se noi riusciremo a cambiare a migliorare gradualmente la cultura dei maschi, il problema del femminicidio vedrà una fase calante. Uno spiraglio di speranza che apro, perché questa è una giornata di denuncia nella quale dobbiamo capire il dramma dal quale partiamo e quindi dove agirà per migliorare la nostra società. Che si migliora attraverso le famiglie, la scuola, le istituzioni. La questione comincerà, forse, ad invertire la rotta quando i protagonisti di questa discussione saranno quotidianamente gli uomini». I ringraziamenti a chi quotidianamente porta avanti questa battaglia: «Grazie davvero per il lavoro che fate, continuiamo a combattere insieme, solo così potremmo cominciare a ridurre e debellare una delle piaghe più importanti e più gravi della società nella quale viviamo». 

 

Quella contro la violenza sulle donne, è «una sfida che vede la città in prima linea», come sottolineato dall’assessora alla Crescita e alla Gentilezza Camilla Murgia: «Grazie alle istituzioni e alle tantissime associazioni presenti oggi. Ho ripetuto più volte in questi giorni quanto questa città si sia mobilitata per il 25 Novembre. Lo facciamo non perché ci sia Giulia, ma perché crediamo che solo lavorando insieme - ciascuno con la propria pertinenza - determinate battaglie possano essere sconfitte. Un modello che ci ha permesso di organizzare più di 20 iniziative rivolte a pubblici diversi e un modello che il Comune ha adottato da tempo, perché ha una visione reale di ciò che è il contrasto ad ogni forma di violenza e odio». E lo fa con azioni reali, «Come quelle inserite nel protocollo Virginia, che insieme all’assessore Pandolfi abbiamo siglato insieme alle istituzioni che lavorano sul tema. Lo fa con le iniziative a contrasto della violenza assistita e con quelle rivolte agli uomini maltrattanti, interlocutori importanti per sconfiggere questa battaglia». Murgia sottolinea che, «Se più Comuni in Italia copiassero il nostro metodo di lavoro alcuni dati sulla violenza di genere potrebbero essere diversi» e che «Sradicare centinaia di anni di cultura patriarcale è difficile, ma quando le donne sono riuscite, nel passato, a coinvolgere altri soggetti della società le cose sono cambiate. Sono convinta che la strada da percorrere sia quella della costruzione di una rete condivisa. Così la rivoluzione culturale diventa più vicina». 

È stato poi il momento di Melissa Scoccimarro, 22enne che ha portato nella sala consiliare la testimonianza della notte di violenza che ha subìto il 22 giugno 2022. «Noi sopravvissute dobbiamo essere ascoltate ed avere un supporto, senza è tutto vano perché ciascuna si domanda “chi sta con noi e il nostro dolore?”». Scoccimarro dice che, per le donne vittime di violenza, è «Importante denunciare e iniziare un percorso di psicoterapia». Perché è «come se avessi qualcosa dentro di te che è spezzato da sempre». Ricorda che è necessario «Far capire alle donne come me che non sono sole, che il supporto c'è. E che non devono essere ignorate: sarebbe come un tapparci la bocca, su fatti su cui è necessario parlare». Agli uomini che pensano “la violenza non mi riguarda”, la 22enne ha rivolto l’invito «a pensare che non è così. Esistono dei sopravvissuti alle violenze che non ne hanno mai parlato. Mostrate empatia: non è detto che non ne parleranno mai, se le ascoltiamo e se diamo loro importanza, possiamo riuscire a salvare anche una vita». Poi ha concluso «Io non mi fermo, continuo a portare avanti questa battaglia, per far capire che 22enni non posso aver paura di poter incontrare un uomo violento travestito da bravo ragazzo. È importante educare, andare nelle scuole, parlarne, fare informazione affinché gli uomini vengano puniti con delle giuste pene che possano far capire a noi vittime e sopravvissute che la nostra storia conta, ed è importante». 

Tra gli interventi del Consiglio monotematico, la relazione delle attività del Centro antiviolenza “Parla con Noi”. Le coordinatrici Stella Grassetti e Mara Wolnitzky hanno presentato i numeri e i servizi ricordando, tra l’altro, come «Quella economica sia una forma di violenza di cui si parla ancora poco ma che spesso è l’ostacolo più grande da superare». Per accompagnare le vittime nell’uscita della loro condizione di violenza, il Centro propone servizi e attività «che vanno a sostenere la donna nella sfera dell’autonomia con: indicazioni relative all’orientamento lavorativo; facendo un bilancio economico utile a fare richieste di sussidi; guidando la donna a conoscere le agevolazioni economiche sociali previste a vari livelli (come il credito di libertà o il congedo per le donne vittime di violenza)». 

«Nel 2023, abbiamo avviato tirocini d’inserimento lavorativo (4) che hanno consentito di acquisire nuove competenze e risorse. Così come i corsi professionalizzanti (3 quelli avviati) e dato sostegno a ottenere la patente di guida (4 quelle conseguite)». Le donne accolte dal 2009 ad oggi dal Centro “Parla con noi” sono state 1893. Gli accessi nel 2022 sono stati 185, nel 2023 (da gennaio ad oggi) 156. Nel 2022, la maggior parte, il 31%, ha un’età compresa tra i 40 e i 49 anni (in aumento gli accessi delle giovani), il 72% è italiana; il 42% è inoccupata/disoccupata/ precaria; il 56% ha denunciato. 50 di loro sono uscite dalla violenza. Nel 98% dei casi registrati, gli uomini maltrattanti avevano una relazione con la donna. I minori coinvolti sono stati 108 di questi, il 50% ha assistito direttamente alla violenza.  

Grassetti ha presentato anche i numeri della Casa Emergenza Ipazia (l’unica casa regionale, è aperta nel 2014) che accoglie le donne e i loro figli in pericolo di vita. Dal 2014 a oggi ha accolto 462 donne e 468 minori; nel 2022 sono state 95 (e 92 i minori), il 48% di loro è stato in casa emergenza tra i 15 e i 16 giorni. Da gennaio a novembre 2023 sono state accolte 61 donne e 56 minori. Dopo la permanenza a Casa Ipazia nel 2022, 56 donne sono state accolte in altre strutture, 7 hanno fatto rientro dal maltrattante, 11 sono rientrate in casa dopo l’allontanamento del maltrattante; 20 accolte dalla rete parentale o amicale.  

Tra i servizi offerti nel territorio, anche “Voci”, rivolto ai minori che hanno assistito alle violenze nelle mura domestiche; «Un servizio fondamentale, nato nel 2020, grazie alla cooperativa Labirinto che ha partecipato a un bando finanziato da Intesa Sanpaolo per il primo anno e oggi si sostiene grazie al crowdfunding dei correntisti» ha spiegato Grassetti. Prevede laboratori di psicomotricità ed espressivo-teatrali, percorsi individuali per adolescenti; percorsi individuali e di gruppo di supporto alla genitorialità alle donne vittime di violenza. Dal 2020 ad oggi sono stati accolti 48 bambine e bambini dai 3 ai 10 anni, 9 adolescenti, 78 mamme e 13 padri. Da aprile 2023 ad oggi, sono in carico 26 mamme, 14 bambine e bambini, 11 adolescenti. 

C’è poi “Dico tra noi”, nato nel 2020 e rivolto agli uomini che hanno agito o temono di agire violenza. Nel 2021: il percorso è stato compiuto, in gruppo, da 13 uomini; nel 2022, da 15 in gruppo e da 3 con un percorso individuale; 

ad oggi stanno svolgendo il percorso 30 uomini.  

Wolnitzky, ha illustrato, i Percorsi di formazione nelle scuole attivati dal Centro antiviolenza a partire dal 2018, anno in cui è stata avviata una apposita linea d’intervento dall’Ats1, ente titolare del Centro antiviolenza, insieme alla cooperativa Labirinto che gestisce il servizio insieme all’associazione Percorso Donna. Le azioni sono state alle scuole di primo e secondo grado della Provincia con l’obiettivo di combattere la violenza di genere nelle relazioni tra adolescenti. Sono state incontrate 28 classi e più di 500 alunni nel territorio. In base alla ricerca nazionale svolta su 350 ragazzi tra i 15 e i 19 anni sulle manifestazioni di violenza diretta e online, «emergono numeri preoccupanti – ha aggiunto Wolnitzky -.  L’81% di loro ha ricevuto commenti espliciti sul proprio corpo; 48% contatti fisici non desiderati, 43% richieste sessuali non desiderate, 23% strattoni colpi o altro nelle relazioni vissute tra i 18 e i 19 anni. Sono le prime relazioni intime che i giovani vivono e che quindi portano con sé modelli sbagliati. La sfida coi ragazzi è far capire loro che agire in questi modi è violenza, non normalità».  

A seguire è stata la discussione dell’ordine del giorno (approvato all’unanimità) e presentato dalle commissioni consiliari 3^ e 12^ “Informàti” per aiutare a dire basta! Rete solidale diffusa a tutela delle donne vittime di violenza”, per “intraprendere un percorso per la costituzione di una rete solidale cittadina coordinata dall’Amministrazione comunale, per tessere una rete di figure sociali di riferimento e di aiuto concreto e attivo, e riuscire a contrastare il drammatico e continuo dilagare del fenomeno della violenza sulle donne, che vanno aiutate e sostenute con forza. Il progetto potrà essere patrocinato con parte dei fondi dei capitoli di spesa messi a bilancio e dedicati alle politiche di genere, anche avvalendosi, per la formazione, della collaborazione delle associazioni dell’Osservatorio per le Pari Opportunità istituito lo scorso anno nel Comune di Pesaro”.  

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