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lunedì 12 gennaio 2026

Turismo e commercio, Confesercenti: «Basta polemiche, serve un rilancio condiviso del territorio»

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Turismo e commercio, Confesercenti: «Basta polemiche, serve un rilancio condiviso del territorio»

«Basta polemiche, baruffe politiche e distinguo, è ora di lavorare insieme per un rilancio complessivo del territorio». 

È l’appello del direttore provinciale di Confesercenti, Alessandro Ligurgo, che interviene nel confronto acceso degli ultimi giorni sui dati del turismo e sulle responsabilità attribuite al Comune di Pesaro, chiedendo un cambio di passo nel metodo e nella visione.

Secondo Confesercenti, la situazione è critica in tutta la provincia di Pesaro e Urbino: «Il commercio sta soffrendo ovunque e il turismo, al netto delle festività e dei periodi di alta stagione, non è da meno – sottolinea Ligurgo –. Basta osservare i centri storici, con vetrine sfitte anche nelle piazze principali e un continuo turnover di aperture e chiusure, oppure le difficoltà degli albergatori nel sostenere i costi durante tutto l’anno». 

Una fragilità strutturale che lega indissolubilmente commercio e turismo: meno visitatori significano meno economia locale.

Da qui la critica alle polemiche quotidiane: «Siamo stanchi di leggere botta e risposta sterili, in cui ciascuno resta arroccato sulle proprie posizioni – incalza Ligurgo –. È il momento di fare un salto di qualità, superando gli interessi politici e lavorando per il benessere della collettività, che oggi è in evidente sofferenza».

Confesercenti rilancia quindi la necessità di una strategia condivisa, con una visione a medio e lungo termine: «Serve un tavolo sovracomunale che coinvolga associazioni di categoria e istituzioni per costruire un piano concreto sul brand provincia, capace di valorizzare tutto il territorio, al di là degli schieramenti». 

Un percorso che, secondo l’associazione, deve partire dall’eredità di Pesaro Capitale italiana della Cultura e guardare con urgenza alla candidatura europea del 2033. 

«Questo non è il tempo dei battibecchi politici – conclude Ligurgo – ma di un’assunzione di responsabilità collettiva per evitare che una crisi profonda diventi endemica».

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