Politica
venerdì 13 febbraio 2026
Prelievi domiciliari, Vitri (PD) critica l'AST: «Non basta una toppa burocratica, servono servizi strutturali»
news«Mi fa piacere che oggi l’AST di Pesaro e Urbino abbia provato a rimediare, dopo le tante proteste, alla disposizione sui prelievi domiciliari del 23 gennaio scorso».
Così la consigliera regionale PD Micaela Vitri commenta la rettifica adottata dall’azienda sanitaria dopo le polemiche sollevate dal provvedimento che vietava, con effetto immediato, la consegna dei campioni biologici dei pazienti domiciliari se non tramite personale dipendente o strutture convenzionate.
Vitri ricorda di aver presentato un’interrogazione il 5 febbraio, sollecitata dalle segnalazioni di cittadini respinti agli sportelli: «Ho chiesto al presidente Francesco Acquaroli perché si volesse impedire ai pazienti domiciliari di rivolgersi a volontariato, cooperative, Onlus, professionisti sanitari in libera professione e strutture private, e se questa scelta rischiasse di favorire le strutture convenzionate a scapito dei laboratori pubblici dell’AST».
La nuova disposizione dell’AST Pesaro Urbino consente ora la consegna dei campioni biologici da parte di dipendenti AST in attività istituzionale, personale di strutture sanitarie residenziali convenzionate e volontari di associazioni ed ETS convenzionati.
È inoltre prevista la possibilità di consegna da parte dei familiari, ma solo se muniti di certificazione medica che attesti l’impossibilità del paziente a recarsi nei punti prelievo, oppure tramite infermieri di comunità e figure delegate con nuovi moduli in fase di definizione.
Secondo Vitri, però, si tratta di una soluzione insufficiente: «Non voglio svalutare il tentativo di rimediare, ma siamo di fronte a una toppa che non copre il buco. Chiedere comunque un certificato medico anche quando il prelievo è effettuato da un professionista sanitario significa duplicare responsabilità e aumentare la burocrazia, sottraendo tempo prezioso ai medici di medicina generale».
La consigliera sottolinea inoltre che il provvedimento ignora la complessità del territorio: «Esistono molti cittadini che, pur essendo deambulanti, vivono in condizioni di fragilità sociale o isolamento geografico tali da rendere impossibile raggiungere i centri prelievi. La burocrazia non può ridursi alla distinzione “cammina/non cammina”, ma deve farsi carico delle fragilità reali».
Per Vitri, spostare il carico del trasporto sui familiari o sul volontariato è solo una soluzione tampone che non affronta il nodo centrale: la carenza di una rete assistenziale pubblica strutturata.
«Il problema non si risolve con nuovi moduli – conclude – ma con il potenziamento concreto dell’Assistenza Domiciliare Integrata e con l’inserimento reale e capillare degli Infermieri di Famiglia e Comunità su tutto il territorio provinciale. Altrimenti i pazienti più fragili vedranno ulteriormente complicato il loro diritto alla salute e all’accesso ai servizi fondamentali».