Politica
mercoledì 17 dicembre 2025
Politiche sanitarie e aborto, Donne di Destra criticano il nuovo indirizzo della Regione Marche
newsLe recenti notizie sulle politiche sanitarie della Regione Marche in materia di interruzione volontaria di gravidanza riaprono il dibattito pubblico.
A intervenire è l’associazione Donne di Destra, che in una nota esprime forti perplessità rispetto al cambio di indirizzo emerso negli ultimi mesi, anche alla luce del comunicato diffuso il 24 novembre 2025 da CGIL, CISL e UIL Marche, successivo alle dichiarazioni dell’assessore regionale alla Sanità Paolo Calcinaro.
Secondo Donne di Destra, l’attuale orientamento segnerebbe una discontinuità rispetto alla linea adottata dalla precedente amministrazione regionale.
Viene ricordato che l’ex assessore alla Sanità Filippo Saltamartini aveva limitato l’utilizzo della RU486 entro la settima settimana di gravidanza e in ambito ospedaliero, con l’obiettivo dichiarato di garantire maggiori condizioni di sicurezza clinica e di evitare una semplificazione di una procedura considerata complessa e non priva di rischi.
Nel documento l’associazione contesta inoltre una lettura della Legge 194/78 che, a suo avviso, trasformerebbe l’interruzione di gravidanza in un diritto soggettivo.
Secondo Donne di Destra, la norma non introdurrebbe un diritto all’aborto, ma un percorso finalizzato alla prevenzione, al sostegno e alla tutela della maternità.
Viene ribadita la posizione secondo cui la vita umana inizierebbe dal concepimento e che la RU486 non sarebbe una terapia, ma un farmaco che interrompe la gravidanza nelle sue fasi iniziali.
Particolare attenzione viene posta sull’impatto dell’aborto farmacologico sulla salute fisica e psicologica delle donne.
L’associazione segnala il rischio di complicanze come emorragie e infezioni, soprattutto nel caso di utilizzo del farmaco al di fuori di un contesto ospedaliero, e giudica negativamente l’estensione della RU486 ai consultori e la riduzione del ricorso al ricovero.
Nel testo si sottolinea anche la centralità dell’obiezione di coscienza, definita un diritto riconosciuto dall’ordinamento e un elemento fondamentale di libertà individuale e professionale.
Secondo Donne di Destra, descriverla come un problema organizzativo rischierebbe di indebolire il pluralismo e la qualità del servizio sanitario.
Infine, l’associazione richiama il ruolo dei consultori familiari, che dovrebbero restare luoghi di accoglienza, informazione completa e sostegno, nel rispetto dei principi della Legge 194/78, che tutela sia l’autodeterminazione sia la maternità e la vita nascente.
Donne di Destra chiedono prudenza e responsabilità istituzionale su un tema definito particolarmente delicato, nell’interesse delle donne e della collettività.