Politica
giovedì 27 agosto 2026
Interruzione idrica a Pesaro, la maggioranza: «La soluzione è già finanziata e in fase di appalto»
newsIl Gruppo di maggioranza del Comune di Pesaro interviene sull’emergenza idrica e sull’interruzione del servizio verificatasi a Ferragosto, contestando quella che definisce una lettura basata su «accuse strumentali» e riportando nel dibattito alcuni dati sulla gestione della rete.
Secondo la maggioranza, la soluzione al problema della condotta più critica è già stata individuata, finanziata e inserita in un percorso di appalto.
Il tratto di condotta interessato dalle rotture degli ultimi anni sarebbe infatti già stato individuato come prioritario da Marche Multiservizi e ATO.
È prevista la sostituzione del 40% della condotta principale, proprio nella parte indicata come maggiormente interessata dai guasti.
Per l’intervento, sostiene la maggioranza, sono stati intercettati 22 milioni di euro, con una procedura di gara in fase avanzata verso l’aggiudicazione.
Il Gruppo di maggioranza sottolinea quindi che l’intervento non sarebbe stato predisposto dopo le polemiche legate all’interruzione di Ferragosto, ma rientrerebbe in un percorso già avviato e finanziato.
La sostituzione strutturale della condotta, secondo questa impostazione, dovrebbe rappresentare una soluzione più duratura rispetto alle riparazioni effettuate sui singoli guasti.
Il numero delle rotture e il confronto con le altre reti
La maggioranza riconosce la gravità dei disagi provocati dall’interruzione idrica, ma invita a valutare l’episodio anche attraverso il numero di rotture rapportato alla lunghezza della rete.
Secondo il Gruppo, le rotture delle condotte non rappresentano di per sé un fenomeno esclusivamente locale, ma possono verificarsi anche nelle reti gestite da operatori considerati efficienti.
L'indicatore ritenuto significativo è quindi quello delle rotture per chilometro di rete all’anno, anziché il singolo episodio.
In base ai dati richiamati dalla maggioranza, la rete gestita da Marche Multiservizi nell’area interessata si colloca su un livello definito medio, pari a circa una rottura per chilometro di rete all’anno.
La maggioranza precisa che il dato non deve tradursi in autocompiacimento e collega proprio alla necessità di migliorare la situazione l’intervento già programmato sulla condotta principale.
Allo stesso tempo, sostiene che i numeri non descriverebbero una situazione di gestione «fuori controllo».
Gli investimenti di Marche Multiservizi nel servizio idrico
Un altro punto della replica riguarda gli investimenti. Il Gruppo di maggioranza contesta l’accusa secondo cui negli ultimi anni non sarebbero state destinate risorse sufficienti alla rete.
Secondo i dati citati nell’intervento, Marche Multiservizi ha contabilizzato 250 milioni di euro di investimenti nel servizio idrico integrato negli ultimi 20 anni, di cui 150 milioni per la depurazione e 100 milioni per le reti idriche.
La maggioranza sottolinea che si tratta di cifre che, secondo quanto affermato nel documento, risultano dai bilanci e dai piani economico-finanziari approvati.
Gli investimenti vengono finanziati principalmente attraverso la tariffa pagata dagli utenti, secondo il sistema regolato a livello nazionale da ARERA, mentre possono essere affiancati da risorse straordinarie.
In questo quadro vengono nuovamente richiamati i 22 milioni di euro destinati alla sostituzione della condotta principale, presentati come risorse aggiuntive rispetto agli investimenti ordinari finanziati attraverso la tariffa.
Il confronto sugli utili e sulla proprietà delle aziende
La maggioranza affronta poi una delle contestazioni emerse nel dibattito pubblico: perché non utilizzare gli utili di Marche Multiservizi per finanziare ulteriori interventi sulla rete idrica invece di ricorrere a finanziamenti esterni.
Secondo il Gruppo, il ragionamento confonderebbe due piani differenti. Gli investimenti nel servizio idrico, viene spiegato, sono inseriti nella pianificazione economico-finanziaria approvata da ATO e vengono finanziati attraverso la tariffa, secondo il metodo stabilito da ARERA, oltre che attraverso eventuali finanziamenti straordinari.
Gli utili di una società, invece, sono il risultato complessivo della gestione delle attività dell’azienda e la loro destinazione — tra distribuzione ai soci, accantonamento a riserva o reinvestimento — viene stabilita dagli organi societari, in base alle regole societarie e alla composizione della proprietà.
A questo proposito, il documento richiama la diversa partecipazione dei Comuni nelle società che operano nell’ATO 1 di Pesaro e Urbino.
Viene citato il caso di Fano, che ha mantenuto la quasi totalità di ASET, e quello di Pesaro, che detiene circa il 25% di Marche Multiservizi, oltre a Comuni che hanno ceduto parte delle proprie quote.
La maggioranza sostiene quindi che destinare gli utili esclusivamente agli investimenti sulla rete potrebbe determinare una disparità tra cittadini, perché alcuni contribuirebbero agli investimenti attraverso la tariffa e altri anche attraverso risorse derivanti dalla partecipazione del proprio Comune alla società.
Nel documento viene inoltre affermato che gli utili di Marche Multiservizi sarebbero generati solo in minima parte dalle attività relative ai servizi idrici e ambientali coperti dalla tariffa, mentre una quota rilevante deriverebbe da attività a libero mercato legate allo smaltimento dei rifiuti delle attività produttive assimilati agli urbani.
La maggioranza conclude sottolineando che gli utili delle società partecipate vengono utilizzati dai Comuni proprietari anche per finanziare servizi destinati alla collettività.
L’obiettivo di ridurre nel tempo la dipendenza dei bilanci comunali dagli utili delle partecipate viene considerato condivisibile, ma viene definito un risultato da perseguire nel medio periodo.
Il Gruppo di maggioranza ribadisce così la propria posizione sull’emergenza idrica di Pesaro: l’interruzione di Ferragosto ha provocato un disagio grave, ma la condotta interessata è già oggetto di un intervento strutturale finanziato con 22 milioni di euro. L
a replica punta quindi a spostare il confronto dalle accuse sulla gestione della rete ai dati sugli investimenti, sugli indicatori di efficienza e sulle modalità di finanziamento delle opere.