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martedì 21 aprile 2026

Ex ferrovia Fano-Urbino, lo studio riapre il dibattito: “Ripristino irrealistico, servono scelte immediate”

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Ex ferrovia Fano-Urbino, lo studio riapre il dibattito: “Ripristino irrealistico, servono scelte immediate”

Il futuro della Ferrovia Fano-Urbino torna al centro del dibattito pubblico dopo la diffusione dello studio di fattibilità delle alternative progettuali, finora poco accessibile. 

Il documento, redatto da Rete Ferroviaria Italiana e Italferr, evidenzia criticità rilevanti che mettono in discussione la possibilità di ripristinare il tracciato storico.

A rendere pubblici i contenuti è stato il Comitato Ciclovia del Metauro, contribuendo ad alimentare un confronto più trasparente. 

Secondo quanto emerge, i costi per il ripristino della linea ferroviaria supererebbero i 400 milioni di euro, arrivando fino a 447,87 milioni, con interventi di forte impatto urbanistico lungo un percorso segnato da 55 passaggi a livello, ponti e interferenze infrastrutturali.

«Il tracciato attuale non appare realisticamente adattabile al ritorno del treno», sottolinea il sindaco di Fermignano Emanuele Feduzi, rilanciando la necessità di una scelta chiara. 

Tra le ipotesi avanzate, quella di destinare il sedime ferroviario a una ciclovia lungo la valle del Metauro, trasformando un’infrastruttura dismessa in un’opportunità di sviluppo sostenibile e valorizzazione territoriale.

Non manca, tuttavia, l’apertura a soluzioni alternative per il trasporto su ferro, come un possibile nuovo tracciato parallelo alla direttrice Fano-Grosseto, ma la priorità indicata dagli amministratori locali è quella di superare l’attuale fase di stallo.

Il tema si intreccia con la pianificazione urbanistica: i Comuni della valle stanno lavorando ai nuovi Piani Urbanistici Generali, strumenti che definiranno lo sviluppo dei prossimi decenni. 

Senza una decisione sulla destinazione del corridoio dell’ex ferrovia, sottolinea Feduzi, diventa difficile progettare mobilità, connessioni e rigenerazione urbana.

Dal 1987, anno della dismissione della linea, il tracciato rappresenta una frattura nel territorio, spesso associata a degrado e abbandono. 

«Dopo quarant’anni – conclude il sindaco – è il tempo delle decisioni».

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