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sabato 20 dicembre 2025

Baldelli risponde ai docenti: «La scuola deve formare menti libere, non imporre un pensiero unico»

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Baldelli risponde ai docenti: «La scuola deve formare menti libere, non imporre un pensiero unico»

Dopo la presa di posizione di un gruppo di docenti del liceo scientifico Marconi di Pesaro, diffusa in replica al suo intervento sul collegamento video con Francesca Albanese, il deputato di Fratelli d’Italia Antonio Baldelli interviene con una lettera aperta indirizzata ai firmatari del documento. 

Una risposta articolata e dai toni fermi, nella quale il parlamentare pone al centro il tema del pluralismo e del ruolo educativo della scuola.

Baldelli chiarisce che l’origine della vicenda non è stata un’iniziativa politica, ma la segnalazione ricevuta direttamente da alcuni studenti che hanno espresso disagio e disappunto per l’incontro. 

Una circostanza che, secondo il deputato, merita una riflessione profonda: perché, se l’iniziativa era davvero un esempio di confronto e dialogo, quegli studenti hanno sentito il bisogno di rivolgersi a un parlamentare anziché ai propri docenti.

Nel testo, Baldelli contesta l’assenza di pluralismo nell’incontro con Francesca Albanese, pur riconoscendo la legittimità di affrontare il tema dei diritti violati dei bambini palestinesi. 

Il deputato si chiede perché non siano state affiancate altre voci autorevoli, in grado di offrire una lettura più complessa del conflitto, e cita figure come Liliana Segre, simbolo di memoria e di rifiuto della violenza, o esponenti del mondo ebraico e del giornalismo internazionale.

Secondo Baldelli, chiedere un contraddittorio non significa negare la realtà dei fatti, ma evitare che una sola interpretazione diventi dogma. 

«Il confronto – sottolinea – è il fondamento della democrazia e dell’educazione critica». In questo senso richiama una celebre frase di Norberto Bobbio: «La democrazia non è il mondo delle certezze ma il metodo del confronto».

Nella parte conclusiva della lettera, il deputato ribadisce che la scuola non deve “arruolare”, ma formare coscienze critiche, capaci di pensare in autonomia e di confrontarsi senza timori. 

Da qui l’ultima domanda, rivolta direttamente ai docenti: perché quegli studenti non si sono sentiti rappresentati e ascoltati, al punto da cercare altrove uno spazio di attenzione. Interrogativi definiti “scomodi”, ma ritenuti essenziali per riflettere sul ruolo educativo dell’istituzione scolastica.

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