Politica

giovedì 05 dicembre 2019

Capire il MES

Capire il MES

di Eva Brardinelli*

In questi giorni al centro del dibattito italiano vi è il MES, ovvero un’istituzione finanziaria che funge da fondo salva-stati, incaricata di proteggere i paesi membri facenti parte della zona euro da shock economici. La discussione in atto sulla sua revisione contrappone, manco a dirlo, Lega e Fratelli d’Italia da un lato e PD-M5S dall’altro. La sponda Lega-FdI accusa l’alleanza di governo, capeggiata da Giuseppe Conte, di aver approvato, all’oscuro del Parlamento italiano, le nuove linee della riforma del MES a discapito dell’Italia e a favore della Germania. Le discussioni dell’Eurogruppo, in realtà, sono ancora in corso con nessun accordo firmato: si scoprirà solo il 13 Dicembre, all’Euro Summit, il futuro del MES e delle novità che la sua revisione porterà. Va detto anche, però, che una prima bozza della nuova riforma era stata già resa pubblica il 15 giugno scorso, poiché il MES non è un organismo privato e tutte le informazioni sono pubblicate e aggiornate sul sito del MES.

Ma prima di avventurarsi nel merito di questo annoso discorso (e al di là di qualsivoglia polemica politica) è bene chiedersi: cos’è il MES?

COS’È  IL MES, IN BREVE

Il MES (Meccanismo Europeo di Stabilità) che conosciamo oggi non è altro che l'evoluzione del Fondo Europeo di Stabilità Finanziaria (o European Financial Stability Facility - FESF). Il FESF nasce nel 2010, sull’onda della crisi finanziaria globale, per volere della Commissione Europea, come primo strumento di aiuto finanziario ai paesi europei sull'orlo di uno shock economico. Attraverso il FESF, i paesi a rischio potevano ricevere aiuti finanziari sottoforma di obbligazioni che venivano contratte a nome dell’Unione Europea. Nel 2012 entrò in vigore il MES, che non sostituì il FESF ma creò in parallelo a questo (ed un ulteriore strumento chiamato Meccanismo Europeo di Stabilizzazione Finanziaria) una rete di sicurezza che potesse supportare i paesi membri dell’area euro nel far fronte ai primi anni di crisi finanziaria. Alla luce di questo rapido excursus storico, risulta chiaro che l’obiettivo principale del MES non sia solo quello di mantenere la stabilità finanziaria dei paesi membri a rischio shock economico, ma di salvaguardare l’area euro nella sua interezza. 

LA NUOVA RIFORMA

La riforma del MES iniziò nel 2017 e la si deve inquadrare in un più ampio disegno politico della Commissione Europea, che mira alla fortificazione dell’Unione Economica e Monetaria. Il dossier relativo alla revisione del trattato di funzionamento del Meccanismo si chiuderà quando durante il prossimo Euro Summit, l'Eurogruppo (ovvero i Ministri della Finanze degli Stati Membri facenti parte dell’Euro-zona), darà l’approvazione al nuovo testo.  Finora il nuovo trattato prevede:  

1) Che il Meccanismo Europeo di Stabilità finanzi il Fondo di Risoluzione Unico (FRU) qualora questo risulti insufficiente nel sovvenzionare la risoluzione di shock finanziari dei paesi richiedenti. (Il FRU è un fondo istituito dall'UE specifico per la risoluzione delle banche in dissesto). 

2) Più trasparenza e criteri di accessibilità più chiari per le linee di credito precauzionali a disposizione degli stati membri della zona euro. Con il nuovo trattato infatti, il supporto finanziario di tipo precauzionale sarà accessibile a quei paesi con una stabile e buona performance economica, i quali rischiano però di essere colpiti sul lungo periodo da gravi shock economici. 

3) L’introduzione delle clausole di azione collettiva (CAC) sui titoli di stato a nuova emissione della zona euro, entro il 2022, con votazione a maggioranza singola. 

L'attuale revisione del trattato non dovrebbe comportare duplicazioni rispetto ai compiti delle istituzioni dell'UE né rendere più complesso il quadro di sorveglianza economica. Inoltre, altro punto estremamente importante da considerare è che la riforma del suddetto trattato non minerà a future modifiche della legislazione UE, rimanendo reattiva e capace di potersi adattare alla natura mutevole dei mercati finanziari.

DA DOVE ARRIVANO I FONDI DEL MES? CHI NE HA ACCESSO?

Il Meccanismo raccoglie fondi mediante l’emissione di strumenti nel mercato dei capitali e impegnandosi in transazioni nel mercato monetario. L'assistenza finanziaria del MES è pertanto sovvenzionata dai contributi del settore bancario e non dal gettito fiscale dei Paesi Membri. L'Italia vi partecipa con il 17,9% di contributo, dopo Germania (27,1%) e Francia (20,3%). Il MES ha un capitale sottoscritto di 704 miliardi di euro, di cui 80 miliardi rappresentano capitale versato dagli stati membri e 622 miliardi sotto forma di capitale richiamabile. I soli che possono accedere al supporto del MES sono i paesi dell’area Euro.

*Eva Brardinelli vive e lavora a Bruxelles da due anni nel settore degli affari pubblici europei. Finito gli studi, ha iniziato la sua carriera come stagista presso la Commissione Sviluppo (DEVE Committee) al Direttorato Generale delle Politiche Estere presso il Parlamento Europeo. Eva ha lavorato poi nel settore finanziario come stagista presso un’associazione sovrannazionale rappresentante degli interessi di compagnie europee quotate in borsa. Attualmente, Eva è impiegata come addetta agli affari pubblici e comunicazione di un ente di terzo settore pan-europeo che si occupa di politiche abitative e settore immobiliare

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