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martedì 03 febbraio 2026

Calcinaro: "La legge 194 rappresenta un punto fermo della politica sanitaria regionale nelle Marche"

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Calcinaro: "La legge 194 rappresenta un punto fermo della politica sanitaria regionale nelle Marche"

La legge 194 rappresenta un punto fermo della politica sanitaria regionale nelle Marche, sia per la tutela della maternità sia per le donne che affrontano la scelta dell’interruzione volontaria di gravidanza. 

Lo ha affermato l’assessore regionale alla Sanità Paolo Calcinaro nel corso della seduta odierna del Consiglio regionale, rispondendo a un’interrogazione presentata dalla consigliera del Movimento 5 Stelle Marta Ruggeri.

L’interrogazione chiedeva se la Regione Marche intendesse approvare un atto formale di recepimento e attuazione delle linee di indirizzo ministeriali del 12 agosto 2020, con l’obiettivo di definire procedure chiare e uniformi in tutti i presidi sanitari e superare l’attuale disomogeneità territoriale nell’accesso all’Ivg, in particolare per quella farmacologica.

Secondo Calcinaro, non sono necessari ulteriori atti amministrativi per rendere operative le disposizioni vigenti. 

«La determina dell’Aifa che stabilisce le modalità d’uso del farmaco è già efficace e anche la legge 194 non necessita di ulteriori provvedimenti applicativi. Ogni medico deve operare secondo criteri di migliore appropriatezza, valutando caso per caso», ha spiegato l’assessore. Ha inoltre aggiunto che la Regione è all’inizio della legislatura e che eventuali criticità potranno essere affrontate monitorando l’andamento del servizio in tutte le Ast.

La replica della consigliera Ruggeri ha evidenziato una distanza tra le dichiarazioni di principio e la situazione concreta nei territori. 

Pur riconoscendo il cambio di tono rispetto al precedente assessore Filippo Saltamartini, Ruggeri ha sottolineato come nelle Marche l’Ivg farmacologica non venga applicata in modo uniforme secondo le linee guida nazionali.

«Serve un’applicazione più incisiva delle direttive ministeriali e un rafforzamento dei consultori familiari, dotandoli di risorse e figure professionali adeguate», ha dichiarato la consigliera, aggiungendo che solo in alcuni presidi, come l’ospedale di Ascoli, è consentita l’Ivg farmacologica fino alla nona settimana, mentre in altri strutture sanitarie regionali la procedura non risulta pienamente attuata.

Il confronto in Consiglio regionale ha riaperto il dibattito sul diritto all’interruzione volontaria di gravidanza e sulla necessità di garantire un accesso equo e uniforme ai servizi sanitari su tutto il territorio marchigiano.

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