Politica
lunedì 12 gennaio 2026
Andreolli (Lega): "Biancani in confusione, scambia le critiche alle sue scelte per attacchi alla città"
news«Sia chiaro un punto, una volta per tutte: nessuno attacca la città di Pesaro».
Così il consigliere comunale Dario Andreolli, capogruppo della Lega, interviene nel dibattito sul turismo e sulla cultura, rispondendo alle dichiarazioni del sindaco Andrea Biancani che aveva accusato le critiche di danneggiare l’immagine della città.
Secondo Andreolli, il nodo centrale è la distinzione tra comunità e amministrazione: «Pesaro non è il sindaco, né la sua giunta. Le critiche non sono rivolte alla città, al suo patrimonio culturale o al lavoro degli operatori, ma alle scelte strategiche di chi governa».
A suo avviso, confondere i due piani significa adottare «un ragionamento fazioso e strumentale, utile solo a zittire il dissenso».
Il capogruppo della Lega parla di una crescente difficoltà dell’amministrazione ad accettare il confronto: «Quando il dibattito entra nel merito di dati, scelte e responsabilità politiche, il sindaco alza un muro e si rifugia nella propaganda e nell’autocelebrazione».
Una linea che, secondo Andreolli, si traduce in «navigazione a vista, improvvisazione continua e slogan ripetuti», senza una visione strutturata per il futuro della città.
Nel merito, Andreolli elenca una serie di critiche puntuali: dall’aumento delle tasse a carico del commercio, deciso senza un reale percorso di concertazione, alla gestione della tassa di soggiorno, «mai condivisa seriamente con gli operatori turistici».
Nel mirino anche il programma natalizio, definito «povero di contenuti», e alcuni episodi simbolici come la statua di Pavarotti collocata sotto la pista di ghiaccio e la gestione di Piazza del Popolo, «lasciata al buio e priva di una vera proposta culturale».
Secondo Andreolli, il titolo di Capitale italiana della Cultura non può diventare «un alibi eterno»: «Quel riconoscimento era un punto di partenza, non una patente di infallibilità. Dopo il 2024 servivano condivisione, programmazione e qualità».
Da qui la conclusione: «Le critiche non sono un problema. Il problema è fingere che i problemi non esistano».