Cronaca

giovedì 29 gennaio 2026

Strage di Corinaldo, i familiari delle vittime: "Noi abbandonati mentre per Crans-Montana lo Stato c'è"

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Strage di Corinaldo, i familiari delle vittime: "Noi abbandonati mentre per Crans-Montana lo Stato c'è"

«Noi abbandonati mentre per Crans-Montana lo Stato c’è». 

È il messaggio lanciato dai familiari delle vittime della strage della discoteca Lanterna Azzurra di Corinaldo, avvenuta l’8 dicembre 2018, in cui persero la vita cinque minorenni e una madre di 39 anni durante una calca provocata dall’uso di spray urticante.

Il tema è stato al centro di una conferenza stampa svoltasi a Palazzo delle Marche, sede del Consiglio regionale, alla quale hanno partecipato alcuni congiunti delle vittime, tra cui Fazio Fabini, padre di Emma (14 anni), Paolo Curi, marito della 39enne Eleonora, Massimo Pongetti, padre di Daniele (16 anni), e Giuseppe Orlandi, che perse il figlio Mattia di 15 anni.

L’iniziativa si è svolta alla vigilia dell’udienza prevista in Corte d’Appello ad Ancona, dopo le assoluzioni in primo grado dalle accuse più gravi di omicidio colposo plurimo e disastro colposo nel processo bis legato alle carenze di sicurezza del locale e alle procedure autorizzative.

I familiari hanno annunciato di aver inviato una lettera aperta alla presidente del Consiglio per chiedere la stessa attenzione istituzionale riservata alle vittime della tragedia di Crans-Montana. 

«Come rappresentante dello Stato italiano – ha spiegato Fazio Fabini – giustamente si è adoperata per quelle famiglie. Abbiamo chiesto la stessa attenzione perché ci è sembrato che la vicenda di Corinaldo sia stata messa da parte, dimenticata, nonostante siamo ancora in piena battaglia legale».

Fabini ha sottolineato come la partecipazione immediata dello Stato alla tragedia avvenuta in Svizzera abbia riaperto una ferita mai rimarginata: «Il primo pensiero è stato “ecco, ci risiamo”. Nei giorni successivi abbiamo visto disponibilità e vicinanza totale alle famiglie coinvolte. Questo ci ha fatto male, perché la stessa attenzione non è stata assicurata a noi».

«I nostri figli non sono figli di serie B – ha aggiunto – non sono morti di serie B. Sono morti senza alcuna colpa. È una tragedia che non solo poteva, ma doveva essere evitata, se chi aveva la responsabilità della loro sicurezza avesse svolto pienamente il proprio lavoro».

L’appello dei familiari è affinché la tragedia di Corinaldo non venga dimenticata e continui a essere al centro dell’attenzione istituzionale fino all’accertamento definitivo delle responsabilità.

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