Cronaca
mercoledì 06 maggio 2026
Strage alla Lanterna di Azzurra Corinaldo: definitive le condanne nel processo bis della Cassazione
newsSono diventate definitive le condanne per il filone bis del processo sulla strage della discoteca Lanterna Azzurra di Corinaldo, avvenuta nella notte tra il 7 e l’8 dicembre 2018, in cui persero la vita cinque minorenni e una donna di 39 anni.
La decisione è arrivata dalla quarta sezione penale della Corte di Cassazione, che si è pronunciata sui ricorsi presentati da sette imputati.
La Suprema Corte ha rigettato alcuni ricorsi e dichiarato inammissibili gli altri, rendendo così irrevocabile la sentenza emessa dalla Corte d’Appello di Ancona l’11 luglio 2025.
Le condanne riguardano i reati di omicidio colposo plurimo, lesioni colpose e disastro colposo, legati alle gravi carenze di sicurezza nel locale, ritenute causa determinante della tragedia.
Nel dettaglio, sono state confermate le pene di 3 anni di reclusione per le proprietarie Letizia Micci e Mara Paialunga, 5 anni e un mese per Marco Cecchini, dj e gestore di fatto del locale, 3 anni e 4 mesi per il socio Carlantonio Capone, 3 anni e 8 mesi per Gianni Ermellini, responsabile della sicurezza, e 4 anni di reclusione per Alberto e Marco Micci, anch’essi proprietari.
Per Cecchini è stata eliminata una pena relativa a un reato contravvenzionale già dichiarato prescritto in appello, senza però modificare la durata complessiva della condanna.
Il procedimento ha riguardato in particolare le condizioni di sicurezza della discoteca, risultate inadeguate.
La tragedia si verificò quando, dopo che nel locale fu spruzzato spray al peperoncino, si generò il panico tra i presenti.
Le vittime rimasero schiacciate dalla folla in fuga, nei pressi dell’uscita di sicurezza numero 3, anche a causa del cedimento di una balaustra.
Nello stesso filone d’indagine, due imputati avevano già patteggiato in primo grado: Francesco Bartozzi, amministratore unico della Magic Srl, condannato a 2 anni e 8 mesi, e il buttafuori Alessandro Righetti, a 2 anni di reclusione.
La pronuncia della Cassazione chiude definitivamente uno dei capitoli giudiziari legati a una delle più gravi tragedie avvenute in un locale pubblico in Italia, confermando le responsabilità per le carenze strutturali e organizzative.