Cronaca

giovedì 26 febbraio 2026

Mucca e vitellino sbranati dai lupi a Monte Grimano, Coldiretti Pesaro e Urbino: "Allevatori esasperati"

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Mucca e vitellino sbranati dai lupi a Monte Grimano, Coldiretti Pesaro e Urbino: "Allevatori esasperati"

Mucca e vitellino sbranati all’alba a pochi metri dalle case: l’ennesimo attacco di lupi registrato a Monte Grimano ha lasciato sgomento e amarezza tra gli allevatori, riaccendendo l’emergenza predazioni nel territorio della provincia di Pesaro Urbino, che da anni guida la classifica regionale per numero di episodi denunciati. 

Nel 2025 oltre un terzo delle segnalazioni delle Marche proviene dal Pesarese, con 31 denunce complessive e comuni come Cagli, Cantiano e Serra Sant’Abbondio tra i più colpiti.

Nel caso di Monte Grimano, gli allevatori hanno scoperto quanto accaduto intorno alle 7.30 del mattino. 

Secondo le tracce rinvenute sul posto, si sarebbe trattato di un branco numeroso che avrebbe atteso il parto per attaccare prima il vitellino appena nato e poi la madre, che ha tentato di difenderlo. 

Solo dieci giorni prima, nella stessa azienda, era già stato predato un altro vitello. “Così è impossibile andare avanti”, è lo sfogo degli allevatori esasperati.

A sottolineare la gravità della situazione è Claudio Calevi, direttore di Coldiretti Pesaro Urbino: “L’allevamento è un settore strategico in queste zone che altrimenti rischiano l’abbandono. Molti hanno già chiuso perché l’allevamento all’aperto è diventato un’attività piena di incognite. Tenere gli animali in stalla significa aumentare i costi, ridurre ulteriormente il reddito aziendale e peggiorare il benessere animale”.

Secondo Coldiretti, negli ultimi dieci anni la provincia di Pesaro Urbino ha perso il 28% degli allevamenti di pecore e capre, con un calo del 31% dei capi, e il 60% degli allevamenti bovini, mentre i capi sono diminuiti del 28%. 

Nonostante l’introduzione di sostegni economici regionali per recinti notturni e cani da guardiania, i risultati appaiono insufficienti di fronte a un fenomeno che continua a crescere.

I risarcimenti, spiegano dall’associazione, non coprono l’entità reale dei danni e spesso bastano appena a compensare le spese per lo smaltimento delle carcasse. 

Ai numeri ufficiali delle denunce per pecore, capre, mucche, vitelli, cavalli e muli si aggiunge inoltre un sommerso di predazioni su polli, tacchini, conigli e animali da cortile, che rende il quadro ancora più grave. 

Una situazione che, se non affrontata con misure strutturali, rischia di compromettere definitivamente la sopravvivenza dell’allevamento nelle aree interne del Pesarese.

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