Cronaca

domenica 04 gennaio 2026

“Maduro out”, così gli Stati Uniti hanno pianificato e condotto l’operazione segreta in Venezuela

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“Maduro out”, così gli Stati Uniti hanno pianificato e condotto l’operazione segreta in Venezuela

L’operazione ribattezzata «Maduro out» ha preso forma la scorsa estate, quando Donald Trump ha autorizzato la Cia a condurre azioni sotto copertura in Venezuela. 

L’obiettivo era monitorare i movimenti del presidente Nicolás Maduro, analizzare le sue basi di potere e mappare la rete di protezione che lo circondava, combinando metodi tradizionali di infiltrazione con tecnologie avanzate, come droni e sorveglianza satellitare.

Parallelamente all’attività di intelligence, Washington avrebbe tentato anche una via politica. 

Negli ultimi mesi, secondo fonti americane, il segretario di Stato Marco Rubio avrebbe avviato contatti riservati per sondare possibili aperture all’interno dell’apparato del regime e offrire più volte a Maduro una “via d’uscita”, mai chiarita nei dettagli. 

Fallita la trattativa, la Casa Bianca avrebbe deciso di procedere con l’opzione militare.

Il piano operativo è stato definito da un team ristretto che includeva lo stesso Rubio, il segretario alla Difesa Pete Hegseth e il consigliere per la Sicurezza interna Stephen Miller, in coordinamento con i vertici militari guidati dal capo di stato maggiore Dan Caine. 

Trump avrebbe dato il via libera definitivo quattro giorni prima dell’azione, subito dopo Natale, rinviata inizialmente a causa delle condizioni meteo avverse.

L’operazione è scattata alle 22.46 di venerdì 2 gennaio, ora di Washington. 

Oltre 150 velivoli, tra jet da combattimento, bombardieri, droni ed elicotteri, sono decollati da basi terrestri e portaerei. 

Gli attacchi hanno colpito obiettivi strategici tra Caracas e la costa, tra cui il porto di La Guaira, l’aeroporto di Higuerote e alcune installazioni militari, con l’obiettivo di neutralizzare le difese aeree.

Il bersaglio finale era il complesso militare di Fuerte Tiuna, dove Maduro si trovava con la moglie Cilia Flores. 

Dopo il bombardamento delle batterie contraeree, le unità speciali della Delta Force sono entrate in azione. 

Secondo la ricostruzione fornita dall’amministrazione Trump, l’irruzione nella residenza presidenziale è durata meno di un minuto. 

Maduro è stato arrestato e raggiunto da agenti dell’Fbi che gli hanno notificato il mandato emesso dal tribunale federale di New York.

La fase più delicata è stata l’estrazione dei prigionieri. 

Gli elicotteri hanno lasciato rapidamente il territorio venezuelano per raggiungere una squadra navale statunitense al largo, guidata dalla portaerei Iwo Jima. 

Trump ha rivendicato il successo dell’operazione, definendola «la più imponente dai tempi della Seconda guerra mondiale», assicurando che non vi sono state perdite tra le forze statunitensi.

L’immagine di Maduro in manette, diffusa dallo stesso Trump, è diventata il simbolo di un’operazione destinata ad avere forti ripercussioni politiche e diplomatiche a livello internazionale.

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