Cronaca
venerdì 07 novembre 2025
Il capogruppo FdI in Consiglio regionale delle Marche Andrea Putzu è indagato per falso ideologico
newsIl neo capogruppo di Fratelli d’Italia nel Consiglio regionale delle Marche, al suo secondo mandato, è indagato per falso ideologico dalla Procura di Ancona in seguito a un esposto presentato tra agosto e settembre in merito alle elezioni regionali del 2020.
La notizia, anticipata dai quotidiani locali, conferma le indiscrezioni circolate sui social nelle scorse ore.
L’indagine nasce da una segnalazione di Saturnino Di Ruscio, ex sindaco di Fermo ed ex presidente dell’Erap Marche, primo dei non eletti in FdI dietro l’attuale capogruppo, Giorgio Putzu, nel collegio di Fermo nel 2020.
Di Ruscio contesta la condizione di eleggibilità di Putzu, in riferimento a una condanna definitiva del 2018 per falso ideologico, relativa alla validazione di firme nelle elezioni amministrative.
Secondo l’esposto, quella condanna avrebbe dovuto costituire causa di incandidabilità, nonostante Putzu avesse attestato il contrario nella documentazione elettorale.
Nel 2018, dopo la condanna, Putzu non era decaduto dalla carica di consigliere comunale di Porto Sant’Elpidio.
Successivamente, il 12 agosto 2024, il Tribunale del Riesame aveva disposto la riabilitazione del consigliere.
«Ho operato in conformità alla legge – ha spiegato Putzu –. La condanna prevedeva la non menzione nel casellario giudiziale, che risulta nullo. Per questo mi considero validamente eletto».
Lo stesso esponente politico ha aggiunto di aver appreso dell’indagine «dai social, dove oramai le querele vengono annunciate prima di essere presentate».
«Sono certo – ha dichiarato – che la Procura farà il suo lavoro e potrà constatare che le accuse sono prive di fondamento».
La vicenda ha avuto ulteriori sviluppi che coinvolgono anche il Consiglio regionale.
A seguito del primo esposto, Di Ruscio aveva chiesto all’Assemblea legislativa la revoca dell’elezione di Putzu, ma la richiesta non era stata discussa prima della fine della legislatura.
La mancata revoca avrebbe aperto un ulteriore fascicolo d’indagine per omissione di atti d’ufficio nei confronti dell’ex presidente dell’Assemblea Dino Latini e del segretario generale Antonio Russi.
Latini, interpellato dall’ANSA, ha dichiarato di non aver ricevuto alcun avviso di garanzia e di essere «assolutamente sereno» circa la correttezza del proprio operato.
«In quella fase – ha ricordato – avevamo chiarito in Ufficio di Presidenza che non ci sarebbero stati i tempi per acquisire tutta la documentazione e portare la questione in aula, poiché l’Assemblea era in scadenza».