Cronaca

venerdì 11 settembre 2026

Giada Cerpolloni, oro mondiale della pesarese nel CrossFit dopo la ricaduta della sclerosi multipla

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Giada Cerpolloni, oro mondiale della pesarese nel CrossFit dopo la ricaduta della sclerosi multipla

Un oro mondiale e una rivincita personale dopo una delle fasi più difficili della sua vita. 

È la storia di Giada Cerpolloni, atleta pesarese classe 1993, che ha conquistato il primo posto agli Adaptive CrossFit Games 2026, nella categoria Neuromuscular Minor, pochi mesi dopo una ricaduta della sclerosi multipla che l’aveva costretta a interrompere completamente gli allenamenti.

La vittoria è arrivata nella finale disputata a San Jose, in California, alla fine di luglio 2026, al termine di un percorso iniziato con la ripresa degli allenamenti a gennaio. 

«È stata una vittoria più di testa che fisica», ha raccontato Cerpolloni all’ANSA, descrivendo una gara affrontata in condizioni di grande fatica ma sostenuta dalla determinazione.

Originaria di Pesaro, Cerpolloni è cresciuta praticando arti marziali, tra karate e kickboxing. 

Nel 2013 ha scoperto il CrossFit, trasformando successivamente questa disciplina anche nella propria professione: dal 2014 lavora come coach al Box Street 102 di Villa Fastiggi, seguita da dodici anni dal preparatore Matteo Fuzzi, di Ravenna.

Il rapporto con lo sport è diventato ancora più importante dopo l’arrivo della malattia. 

I primi sintomi della sclerosi multipla sono comparsi nel 2021, mentre la diagnosi è arrivata l’anno successivo, dopo un episodio di perdita della vista da un occhio durato alcuni giorni.

Dopo la diagnosi, Cerpolloni ha scelto di tornare progressivamente ad allenarsi, adattando il lavoro alle nuove condizioni fisiche. 

«Le opzioni erano due: abbattermi e restare a casa sul divano, oppure rialzarmi», ha raccontato. La ripartenza è avvenuta con bilanciere scarico ed esercizi riadattati, affrontando frustrazione, paura e tristezza senza rinunciare al proprio percorso sportivo.

Il momento più difficile è arrivato nel 2025, con una nuova ricaduta che l’ha costretta a fermarsi per tre mesi. 

In quel periodo, racconta l’atleta, ha continuato ad allenarsi almeno mentalmente: andava al box, osservava i propri ragazzi allenarsi e immaginava di partecipare insieme a loro.

A gennaio 2026 è quindi iniziata una nuova ripartenza, ancora una volta graduale. 

Il percorso l’ha portata prima alle qualifiche di febbraio, chiuse tra le prime venti, poi a maggio tra le prime dieci al mondo, fino alla finale di San Jose che le ha consegnato il titolo.

Per Cerpolloni, però, la medaglia rappresenta qualcosa che va oltre il risultato sportivo. 

È una rivincita e una riscoperta personale, maturata attraverso un percorso fatto di difficoltà, determinazione e gratitudine. «Quando ho sentito il mio nome ho pensato a ringraziare me stessa», ha raccontato, dedicando la vittoria anche alle persone che continuano a sostenerla.

Nella vita quotidiana Cerpolloni lavora inoltre nella sezione di Pesaro e Urbino dell’Associazione italiana sclerosi multipla (AISM), dove affianca persone che convivono con la malattia. 

Alcuni sintomi, come la ridotta sensibilità alle mani e la stanchezza alla gamba, sono ancora presenti, ma non hanno interrotto il suo rapporto con il movimento e con lo sport.

La sua esperienza porta così al centro il valore dell’attività fisica adattata e della continuità nel movimento, senza nascondere le difficoltà della malattia. 

La stessa Cerpolloni sottolinea come il movimento possa contribuire a scoprire capacità che spesso non si ritiene di possedere, trasformando il limite in un nuovo punto di partenza.

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