Cronaca

giovedì 03 dicembre 2020

Donne vittime di minacce, insulti e lesioni gravi a Fano: fermati dalla Polizia i loro maltrattanti e stalkers

Donne vittime di minacce, insulti e lesioni gravi a Fano: fermati dalla Polizia i loro maltrattanti e stalkers

di Polizia di Stato

La Polizia di Stato pone particolare attenzione al fenomeno della violenza di genere, profondendo notevole impegno in termini sia preventivi che repressivi.

In tale contesto il Commissariato di P.S. di Fano ha attivato, recentemente, la procedura "Codice Rosso", sotto la titolarità della Procura della Repubblica di Pesaro, in 3 casi, procedendo penalmente nei confronti di altrettanti uomini, di nazionalità italiana, gravitanti a Fano, resisi responsabili di atti persecutori, lesioni personali e incendio.

Gli elementi acquisiti dagli agenti hanno portato a procedere nei confronti dei tre maltrattanti, in un caso, con l'arresto, mentre negli altri due con denunce all'Autorità Giudiziaria, con conseguente emissione da parte dell’Autorità Giudiziaria di misure cautelari di divieto di avvicinamento alle vittime. Il primo dei casi trattati riguardava una donna che dopo aver interrotto la decennale convivenza coniugale con il proprio marito, subiva da questi continue minacce, insulti e lesioni anche gravi. La vittima, rifugiatasi presso amici in un'altra regione, veniva rintracciata e raggiunta dall'uomo. Per tale motivo quest’ultimo veniva tratto in arresto dai poliziotti fanesi a seguito del provvedimento di misura cautelare in carcere per il reato di atti persecutori e lesioni emesso dal Tribunale di Pesaro. Nel secondo caso le indagini portavano ad acquisire elementi circa la sussistenza del reato di atti persecutori nei confronti di un genitore che non accettando la separazione coniugale del figlio, aveva iniziato a perseguitare la ex consorte di quest'ultimo con continue minacce,  telefonate e messaggi offensivi e minatori, arrivando ad incendiare l'auto del nuovo compagno della donna. Nei confronti del persecutore il Tribunale applicava la misura cautelare del divieto di avvicinamento alle due vittime. Nel terzo episodio l’Autorità Giudiziaria emetteva la misura del divieto di avvicinamento nei confronti di un uomo che reiterava minacce e molestie nei confronti della la figlia minorenne e della madre di quest'ultima, anche effettuando appostamenti e pedinamenti.

Inoltre, a seguito dell’attività effettuata dai poliziotti fanesi, è stato emesso il provvedimento dell’Ammonimento del Questore nei confronti di due “stalkers”, resisi responsabili di continue condotte minacciose e intrusive nella vita privata di altrettante donne. Il provvedimento amministrativo in questione di fatto consiste in un’ingiunzione del Questore a cessare immediatamente i comportamenti molesti, avvisando che, in caso contrario, si procederà penalmente d'ufficio tramite l'attivazione del succitato “Codice Rosso”.

In particolare i provvedimenti di ammonimento adottati dal Questore riguardano due uomini che da diversi anni, spinti da una irrefrenabile infatuazione non corrisposta, perpetravano pesanti ed incessanti intrusioni nella vita privata delle vittime. 

Nel primo caso, verificatosi a Fano, la vittima, dopo anni di ossessivi invii di corrispondenza, pedinamenti e appostamenti, nonché ripetuti tentativi di avvicinamento, decideva di rivolgersi agli agenti del Commissariato. I poliziotti accertavano che l'uomo, pur in assenza di qualsivoglia conoscenza o legame, aveva posto in essere un comportamento come se esistesse una relazione sentimentale con la donna, continuando ostinatamente a ricercare un sentimento mai corrisposto da quest’ultima.  

Nel secondo caso, verificatosi nell'hinterland fanese, un uomo, anch'egli estraneo alla vita della vittima, molestava una giovane per diversi anni tramite invii di messaggi, arrivando al punto di introdursi furtivamente nell'abitazione della stessa nottetempo, venendo sorpreso e messo in fuga dal padre della stessa. 

Infine nella serata di ieri gli Agenti del Commissariato di Fano hanno tratto in arresto un 35enne residente a Fano, in quanto colpito da ordine di esecuzione di carcerazione emesso dalla procura Generale della Corte di Appello di Roma, dovendo lo stesso espiare la pena di anni 2 e 11 mesi di reclusone per violenza sessuale aggravata.

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