Cronaca

sabato 12 dicembre 2020

Associazione Percorso Donna: "Il femminicidio di Simona Porceddu non è un omicidio"

Associazione Percorso Donna: "Il femminicidio di Simona Porceddu non è un omicidio"

di Associazione Percorso Donna

Come associazione che da anni opera sul territorio per il contrasto alla violenza di genere, siamo consapevoli che il femminicidio possa avvenire ovunque, in qualunque condizione socio economica e riguardarci anche da vicino, come in questo caso. La consapevolezza arriva anche dal nostro operare in maniera diretta all’interno del Centro Antiviolenza “Parla con Noi”. Per questo quanto accaduto non ci “sorprende”, sebbene ci tocchi nel profondo, con grande dolore.

Quanto accaduto a Novilara, il femminicidio di Simona Porceddu, conferma ancora una volta quanto siano fondamentali la formazione e la preparazione continua di tutti i soggetti della Rete Antiviolenza, anche nel nostro territorio. Questo è quanto sentiamo di dover continuare a fare. Formazione e sensibilizzazione, fondamentali per evitare di arrivare al tragico epilogo che oggi siamo chiamate a commentare. Sappiamo bene come non vadano mai sottovalutati i segnali di violenza che arrivano e ci sono, ben riconoscibili, prima di questi tragici eventi.

“Crediamo profondamente che la sensibilizzazione e la formazione sul tema della violenza sulle donne siano fondamentali per attivare un cambiamento reale, nella nostra società. L’assassino è uno solo ma tutte e tutti siamo responsabili di quanto accaduto e accadrà da oggi in poi. Come racconteremo questo femminicidio, come reagiremo all’accaduto, cosa sceglieremo di fare e dire su questo tema e quale sarà il nostro impegno,  questo dipenderà soltanto da noi e farà la differenza. E’ importante sviluppare la consapevolezza che, quando avvertiamo la possibilità che ci sia in atto una forma di violenza, si possa agire e contribuire a fermarla. Per questo è necessario imparare a riconoscerla” dichiara Laura Martufi, presidente dell’Associazione Percorso Donna.

Abbiamo bisogno di sostegno da parte dello Stato in tutto questo. Non solo attraverso una riforma organica della legislazione in materia di violenza di genere (anche se importanti passi avanti sono stati certamente fatti negli ultimi anni) ma penso, soprattutto oggi, alla attenzione che dobbiamo rivolgere agli orfani di femminicidio. Oggi abbiamo due bambine che restano orfane e che saranno sempre profondamente ed inevitabilmente segnate da quanto accaduto.

“Esiste un Fondo per gli orfani vittime di femminicidio, ma va incentivato; facciamo in modo che siano stanziate più risorse e che diventino facilmente accessibili per chi resta, per garantire, per quanto possibile, una “sopravvivenza” dignitosa e la possibilità di una vita nuova almeno per bambine e bambini. Facciamolo anche per Simona che non può più farlo. Il suo posto occupato resta e noi lo renderemo vivo.” conclude Martufi.

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