Cronaca
sabato 31 gennaio 2026
Allarme mafia nelle Marche: la Dda monitora infiltrazioni legate a Pnrr e ricostruzione post sisma
newsNelle Marche non devono essere sottovalutati i segnali che indicano l’interesse delle organizzazioni criminali per il territorio regionale.
È l’avvertimento lanciato dal procuratore generale della Corte d’appello di Ancona Roberto Rossi durante la cerimonia di apertura dell’Anno giudiziario, con riferimento ai procedimenti seguiti dalla Direzione distrettuale antimafia contro gruppi dotati di armi e collegati alla ’ndrangheta calabrese.
Tra i casi richiamati figurano un procedimento a carico di un’organizzazione che disponeva di pistole, fucili e bombe a mano per compiere intimidazioni, e le misure di prevenzione richieste per due soggetti condannati per associazione mafiosa, con il sequestro di 53 immobili.
Secondo il procuratore generale, si tratta di segnali che confermano l’attenzione delle mafie anche verso le Marche, attratte in particolare dai finanziamenti del Pnrr e dalle risorse destinate alla ricostruzione dopo il sisma del 2016.
Rossi ha ricordato inoltre il procedimento, in parte ancora in corso a Pesaro, per l’omicidio di Marcello Bruzzese avvenuto nel Natale 2018, fratello di un collaboratore di giustizia della ’ndrangheta, con due condanne già definitive per gli esecutori materiali e un processo ancora aperto per il presunto mandante.
A questo si aggiunge una misura di prevenzione personale nei confronti di un soggetto condannato in via definitiva per associazione di stampo mafioso.
Il procuratore generale ha sottolineato come l’attenzione della Dda e delle forze di polizia resti molto elevata per prevenire il rischio di infiltrazioni mafiose nel tessuto economico e sociale regionale.
Un presidio definito rassicurante grazie alla professionalità dei magistrati e alle capacità investigative dei reparti specializzati delle forze dell’ordine.
Accanto alle organizzazioni mafiose tradizionali, Rossi ha richiamato anche il fenomeno delle associazioni criminali straniere, in particolare albanesi e nigeriane, attive nel traffico di stupefacenti, nella tratta di esseri umani e nello sfruttamento della prostituzione, ambiti nei quali stanno progressivamente sostituendosi alla criminalità locale.