Attualità
lunedì 19 ottobre 2026
Rincari energia e carburanti, nelle Marche Pesaro e Urbino rischia una stangata da 210 milioni nel 2026
newsRincari di energia elettrica, gas e carburanti: la provincia di Pesaro e Urbino rischia un aggravio complessivo di circa 210 milioni di euro nel 2026. È quanto emerge da un’elaborazione del Centro Studi CNA, basata sulle proiezioni diffuse dalla CNA nazionale e declinata sul territorio regionale, che ipotizza un aumento medio del 20% dei prezzi energetici rispetto al 2025.
Lo scenario delineato potrebbe avere ripercussioni significative sui bilanci delle famiglie e sulla competitività delle imprese del territorio. Secondo le stime, l’incremento dei costi si tradurrebbe in una maggiore spesa sia per i consumi domestici sia per le attività produttive, con conseguenze potenziali sugli investimenti e sull’occupazione.
Famiglie: oltre 500 euro di spesa aggiuntiva all’anno
Per le famiglie della provincia di Pesaro e Urbino, l’aumento ipotizzato comporterebbe una spesa aggiuntiva media superiore a 500 euro all’anno. Considerando le circa 154 mila famiglie residenti, secondo i dati Istat richiamati nell’analisi, il costo complessivo potrebbe raggiungere 77 milioni di euro.
Ancora più elevato sarebbe l’impatto sul sistema produttivo locale. Per una piccola impresa, l’incremento medio stimato supererebbe 4.500 euro annui. Applicando questa stima alle oltre 29 mila imprese attive iscritte alla Camera di Commercio nella provincia, il costo aggiuntivo complessivo oltrepasserebbe 133 milioni di euro.
La somma delle due componenti porta il conto potenziale dei rincari a circa 210 milioni di euro nel 2026. Si tratta di una proiezione basata sull’ipotesi di un aumento medio del 20% dei prezzi energetici e dei carburanti, non di un costo già accertato.
CNA: a rischio competitività e investimenti delle imprese
A evidenziare le possibili conseguenze per l’economia locale è Antonio Bianchini, segretario di CNA Pesaro e Urbino, secondo cui il rincaro dell’energia e dei carburanti rappresenta una minaccia per la tenuta delle attività economiche, in particolare per le micro e piccole imprese artigianali e commerciali.
Bianchini sottolinea come molte aziende operino già con margini ridotti e come l’aumento delle bollette e dei costi di trasporto possa frenare gli investimenti, rallentare l’innovazione e mettere a rischio posti di lavoro.
Le stime territoriali si inseriscono in un quadro nazionale che, secondo l’elaborazione della CNA, porterebbe il costo complessivo per famiglie e imprese italiane a 206 miliardi di euro, con un incremento di 33 miliardi rispetto al 2025, nello scenario di aumento del 20% delle tariffe energetiche e dei carburanti.
I settori più esposti e la proposta sul fotovoltaico
Tra i comparti maggiormente esposti nella provincia figurano il manifatturiero, in particolare i settori del legno-arredo e della meccanica, il sistema casa, le costruzioni, l’agroalimentare, la logistica e i trasporti. Nell’elenco rientrano anche le attività di autoriparazione e i servizi, per i quali l’energia e i carburanti costituiscono voci di costo rilevanti.
Per affrontare il problema, CNA Pesaro e Urbino chiede interventi strutturali capaci di ridurre l’esposizione delle imprese alle oscillazioni dei mercati energetici. Tra le proposte sostenute dall’associazione figura l’istituzione di un fondo dedicato ai piccoli impianti fotovoltaici per l’autoproduzione energetica delle micro e piccole imprese.
Secondo Bianchini, questa misura potrebbe contribuire a contenere le bollette, aumentare l’autonomia energetica delle aziende e favorire la transizione ecologica del territorio. La richiesta è quindi di affiancare agli interventi immediati strategie di lungo periodo per rendere il sistema produttivo locale meno vulnerabile alle variazioni dei prezzi dell’energia.