Attualità
mercoledì 25 febbraio 2026
Retribuzioni infermieri in Italia: perdita di potere d’acquisto e divario con l’Europa
newsL’Italia si colloca tra gli ultimi Paesi dell’Unione Europea per recupero del reddito reale: negli ultimi vent’anni, il reddito familiare pro capite è diminuito del -4,4%, mentre la media europea è cresciuta del +22% (Eurostat, OCSE).
Tra i grandi Paesi, solo la Grecia condivide il medesimo trend negativo, senza aver recuperato i livelli pre-2008.
Negli ultimi cinque anni, il lieve miglioramento statistico è stato determinato dal calo della popolazione (-1,3%) e dall’aumento degli occupati, non da un reale aumento del potere d’acquisto.
Circa 3 milioni di famiglie hanno mantenuto il reddito grazie a un secondo lavoro, mentre per 12 milioni la situazione è peggiorata.
«Perdere reddito reale per vent’anni consecutivi – afferma Antonio De Palma, presidente nazionale Nursing Up – significa indebolire il tessuto sociale e colpire chi regge la sanità pubblica».
Secondo Health at a Glance Europe 2024, un infermiere italiano percepisce in media 32.600 euro lordi annui, contro i 39.800 euro della media UE; in Germania oltre 49.000 euro, nei Paesi Bassi 47.000, in Belgio 72.000 e in Lussemburgo 79.000 euro.
Tra blocchi contrattuali, inflazione e mancata indicizzazione, la perdita di potere d’acquisto può raggiungere 10.000 euro annui per un neoassunto e 16.000 euro per un professionista con 40 anni di servizio.
Il 71% degli infermieri ricorre a prestiti, anche familiari, per arrivare a fine mese, mentre persistono forti divari territoriali: il trattamento medio annuo varia da 37.204 euro in Trentino-Alto Adige a 26.186 euro in Molise (ARAN n.1/2025).
Secondo Nursing Up, per riallineare le retribuzioni al costo reale della vita serve una rivalutazione strutturale tra il 30% e il 35%. «Non servono bonus – conclude De Palma – ma una scelta politica stabile. Qui è in gioco la tenuta del Servizio Sanitario Nazionale».