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venerdì 24 aprile 2026

Made in Italy, Coldiretti chiede modifica del codice doganale: mobilitazione al Brennero con 500 agricoltori marchigiani

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Made in Italy, Coldiretti chiede modifica del codice doganale: mobilitazione al Brennero con 500 agricoltori marchigiani

La tutela del vero Made in Italy torna al centro del dibattito con la richiesta di modifica del codice doganale europeo per superare la norma dell’ultima trasformazione sostanziale, che attualmente consente a prodotti stranieri di essere commercializzati come italiani. Una battaglia portata avanti da Coldiretti, che nelle Marche ha già raccolto il sostegno di oltre 100 enti locali, tra consigli comunali e giunte cittadine.

Il tema sarà al centro di una grande mobilitazione nazionale al Brennero, dove nei prossimi giorni sono attesi migliaia di agricoltori per denunciare l’ingresso di prodotti esteri destinati al mercato italiano. Dalla regione partiranno circa 500 agricoltori marchigiani associati Coldiretti, provenienti da tutte le province, a conferma di un coinvolgimento diffuso del territorio.

“Il meccanismo che consente di etichettare come Made in Italy merci che nel nostro Paese subiscono soltanto l’ultima trasformazione – spiega Maria Letizia Gardoni, presidente di Coldiretti Marche – rappresenta una pratica che danneggia la filiera agricola e compromette la trasparenza verso i consumatori”. Secondo l’organizzazione, molte amministrazioni locali hanno riconosciuto il valore economico, sociale e identitario del comparto agricolo, sostenendo la necessità di un cambiamento normativo.

Il sostegno politico coinvolge la Regione Marche, i capoluoghi come Ancona, Pesaro e Macerata, oltre a numerosi comuni tra cui Fano, Falconara, Castelfidardo, Civitanova, Recanati, Tolentino e Porto San Giorgio, insieme a diversi borghi delle aree interne. Un’adesione trasversale che evidenzia la rilevanza del tema per l’economia locale.

La richiesta di revisione del codice doganale si inserisce in un contesto segnato dalle tensioni geopolitiche internazionali e dall’aumento dei costi di produzione, che stanno mettendo sotto pressione il settore agricolo. Sindaci e amministratori sottolineano l’urgenza di un intervento strutturale a livello europeo per garantire condizioni di mercato più eque e una reale tutela del prodotto italiano, rafforzando al contempo i principi di sovranità alimentare e valorizzazione del lavoro agricolo.

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