Attualità

mercoledì 02 dicembre 2020

A Fano la TARI è più alta rispetto a Pesaro, dice Confindustria

A Fano la TARI è più alta rispetto a Pesaro, dice Confindustria

di Ufficio Stampa

Da un confronto delle tariffe TARI di alcuni comuni della provincia di Pesaro Urbino, per la classe 20 (Attività industriali con capannoni di produzione) l’Area Ambiente di Confindustria Marche Nord Pesaro Urbino osserva che a Fano le tariffe sono decisamente più alte: quasi doppie rispetto a Pesaro, più che doppie rispetto a Colli al Metauro ed anche a comuni limitrofi in provincia di Ancona.

Considerando che le attività industriali producono prevalentemente rifiuti speciali non assimilati e/o non assimilabili agli urbani per quantità di rifiuti prodotti e che le aziende già provvedono a proprie spese alla gestione degli stessi, è ingiusto che la ripartizione dei costi sia così penalizzante a livello economico per un servizio che non viene erogato alle aziende da parte del gestore locale.

Visto che la TARI è una tassa dovuta quale pagamento del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti urbani e/o assimilabili agli urbani, i costi dovrebbero essere maggiormente ripartiti tra coloro che del servizio ne fanno veramente uso e permettere alle aziende industriali, che già smaltiscono i rifiuti in proprio, di non duplicare i costi sostenuti, specialmente per un servizio di cui non possono usufruire. Inoltre perché non allinearsi con le tariffe degli altri comuni ?

Questi dati rappresentano un ulteriore smacco alle imprese dell’area industriale di Fano rispetto alle segnalazioni avviate nelle scorse settimane da Confindustria, a cui hanno fatto eco le altre associazioni di categoria del “G10”, per le aziende che hanno subìto una ricostruzione molto onerosa delle cartelle TARI nel il periodo 2015-2019. La scoperta di dover pagare tariffe più alte rispetto ai comuni limitrofi, e per giunta retroattive di cinque anni, non ci sembra un esempio di efficace gestione del servizio rifiuti da parte del Comune di Fano: così si corre il rischio che gli imprenditori prendano seriamente in considerazione la possibilità di spostare le loro produzioni dove i costi sono sensibilmente inferiori, con conseguente depauperamento del territorio.

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