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lunedì 01 febbraio 2021

Etichettatura di provenienza obbligatoria per le carni suine trasformate, "una svolta per l'intero settore" secondo la Coldiretti

Etichettatura di provenienza obbligatoria per le carni suine trasformate, "una svolta per l'intero settore" secondo la Coldiretti

di Ufficio Stampa Coldiretti Marche / Marco Catalani

Salami, prosciutti e mortadelle: arriva l’etichettatura Made in Italy. Scaduta ieri la proroga concessa dal Mise per la piena applicazione della normativa che prevede “l’indicazione obbligatoria del luogo di provenienza nell’etichetta delle carni suine trasformate”, la tracciabilità del cibo apre a un settore molto presente nella nostra regione. 

Sono circa 117mila i maiali che vivono nei quasi 8mila allevamenti marchigiani. Un settore, assistito da circa 25 stabilimenti di macellazione dedicati, che rappresenta la fetta più ampia come numero di attività di tutta la zootecnia regionale: ben il 36% del totale. Carni che vengono utilizzate per importanti salumi certificati come i Salamini italiani alla Cacciatora ma anche la Mortadella Bologna o il Prosciutto di Carpegna. In totale il settore marchigiano dei salumi a denominazione di origine vale 11 milioni di euro, secondo l’ultimo rapporto Ismea Qualivita. Ora, con l’obbligo di indicare in etichetta l’indicazione di provenienza delle carni, si farà piena luce sul vero Made in Italy. 

“Una svolta – secondo Coldiretti Marche - per i produttori italiani, duramente colpiti dal crollo dei prezzi dei maiali e dal contemporaneo aumento di quelli delle materie prime per l’alimentazione degli animali. Il risultato è che le quotazioni pagate agli allevatori di maiali sono crollate fino al -38% durante la pandemia e solo nelle ultime settimane, proprio con l’avvicinarsi dell’introduzione dell’obbligo dell’indicazione d’origine, si è registrata una timida ripresa, secondo un’analisi del Centro Studi Divulga”. 

A preoccupare è infatti l’invasione di cosce dall’estero per una quantità media di 56 milioni di “pezzi” che ogni anno si riversano nel nostro Paese per ottenere prosciutti da spacciare come Made in Italy. La Coldiretti stima, infatti, che tre prosciutti su quattro venduti in Italia siano in realtà ottenuti da carni straniere senza che questo sia stato fino ad ora esplicitato in etichetta. 

Il decreto sui salumi prevede – spiega Coldiretti – che i produttori indichino in maniera leggibile sulle etichette le informazioni relative a: “Paese di nascita: (nome del paese di nascita degli animali); “Paese di allevamento: (nome del paese di allevamento degli animali); “Paese di macellazione: (nome del paese in cui sono stati macellati gli animali). Quando la carne proviene da suini nati, allevati e macellati in uno o più Stati membri dell’Unione europea o extra europea, l’indicazione dell’origine può apparire nella forma: “Origine: UE”, “Origine: extra UE”, “Origine: Ue e extra UE”. E consentito lo smaltimento delle scorte fino ad esaurimento. Quando la carne proviene da suini nati, allevati e macellati nello stesso paese, l’indicazione dell’origine può apparire nella forma: “Origine: (nome del paese)”. Pe scegliere salumi ottenuti da suini nati, allevati, macellati e trasformati in Italia basterà cercate la presenza esclusiva della scritta Origine Italia o la dicitura “100% italiano”.

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