Attualità
giovedì 04 giugno 2026
Denatalità e lavoro femminile, UIL: «Senza occupazione stabile e welfare non c’è futuro per la natalità»
newsLa crisi demografica che sta interessando l’Italia rappresenta una delle principali emergenze economiche e sociali del Paese.
A evidenziarlo è la UIL Marche, che ha analizzato i dati contenuti nel Rapporto ISTAT 2026, da cui emerge un quadro caratterizzato da un costante calo delle nascite e da un progressivo invecchiamento della popolazione.
Nel 2025 i nuovi nati in Italia sono stati appena 355mila, con una diminuzione del 3,9% rispetto all’anno precedente, mentre il tasso di fecondità è sceso a 1,14 figli per donna.
Secondo il sindacato, la denatalità non può essere interpretata come una semplice scelta individuale, ma è strettamente collegata alle difficoltà economiche e lavorative che impediscono a molte persone di realizzare i propri progetti familiari.
Oltre il 62% di chi ha rinunciato ad avere figli indica infatti nell’incertezza economica, nella precarietà occupazionale e nella mancanza di prospettive stabili le principali cause della decisione.
In questo contesto assume un ruolo centrale il lavoro femminile.
La UIL Marche sottolinea come non possa esistere una strategia efficace contro il declino demografico senza affrontare le persistenti disuguaglianze che caratterizzano la partecipazione delle donne al mercato del lavoro.
Dove l’occupazione femminile è stabile, qualificata e sostenuta da servizi adeguati, la natalità mostra una maggiore capacità di tenuta; al contrario, precarietà, bassi salari e carenza di welfare contribuiscono a scoraggiare la costruzione di percorsi familiari.
«La vita delle madri non può essere sempre più simile a quella delle equilibriste, costrette a conciliare responsabilità familiari e lavoro in condizioni spesso sfavorevoli», afferma Alessia Ciaffi, coordinatrice regionale UIL Marche Pari Opportunità. Una riflessione che richiama la necessità di una maggiore condivisione dei carichi di cura e di un sostegno concreto alla genitorialità.
Particolarmente significativa è la situazione nelle Marche.
Nel 2025 il tasso di occupazione femminile si è fermato al 62,7%, quasi dieci punti percentuali al di sotto di quello maschile. Le nuove assunzioni continuano a privilegiare gli uomini e, quando riguardano le donne, sono frequentemente caratterizzate da contratti a termine, intermittenti o part-time involontari.
Nei primi nove mesi del 2025, su oltre 170mila nuove assunzioni registrate nella regione, soltanto 73mila hanno interessato lavoratrici e appena 6.487 donne sono state assunte a tempo indeterminato.
A pesare ulteriormente è il fenomeno del part-time involontario, che coinvolge il 12,6% delle lavoratrici marchigiane contro il 4,6% degli uomini, oltre a un significativo divario retributivo.
Nel settore privato le donne percepiscono mediamente il 29,4% in meno rispetto ai colleghi uomini e, anche a parità di contratto a tempo pieno e indeterminato, il differenziale supera i 4.200 euro annui.
Le conseguenze di queste condizioni si riflettono anche sull’andamento demografico regionale.
Nel 2025 nelle Marche sono state registrate appena 8.219 nascite, un dato che conferma una tendenza considerata preoccupante per il futuro economico e sociale del territorio.
Per la UIL Marche è necessario mettere in campo una strategia strutturale che punti su occupazione stabile e di qualità, riduzione del gender pay gap, potenziamento dei servizi educativi e socioassistenziali, estensione del tempo pieno scolastico e sostegno concreto alla genitorialità.
Solo creando condizioni favorevoli per il lavoro e la vita familiare sarà possibile ridurre il divario tra il numero di figli desiderati e quelli effettivamente realizzati e affrontare in modo efficace la crisi demografica che interessa la regione e l’intero Paese.