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venerdì 27 febbraio 2026

Crisi metalmeccanica nelle Marche: circa 8.000 lavoratori coinvolti tra esuberi e cassa integrazione

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Crisi metalmeccanica nelle Marche: circa 8.000 lavoratori coinvolti tra esuberi e cassa integrazione

La crisi del settore metalmeccanico sta producendo effetti rilevanti anche nelle Marche, dove si stima che siano circa 8.000 le lavoratrici e i lavoratori coinvolti tra riduzione degli ordinativi, rallentamenti produttivi e ricorso agli ammortizzatori sociali. 

Il contesto regionale si inserisce in un quadro nazionale ed europeo segnato dall’indebolimento di filiere strategiche, aggravato dall’aumento dei costi energetici, dalla contrazione della domanda internazionale, dalle difficoltà delle transizioni industriali e dall’accesso al credito.

Particolarmente colpito è il comparto dell’elettrodomestico e il suo indotto. 

Gran parte di quello che era il “made in Italy” del bianco è oggi in mani straniere: Beko Europe, controllata per il 75% da Arçelik e per il 25% da Whirlpool, contava cinque siti produttivi in Italia con circa 5.000 dipendenti. 

Il piano iniziale di 1.935 esuberi, pari a quasi il 44% del totale, è stato ridimensionato grazie a un accordo sindacale quadro che ha portato il numero a circa 1.200 uscite volontarie e incentivate, evitando la chiusura definitiva dello stabilimento di Comunanza. 

A Fabriano restano oltre 100 esuberi tra sede impiegatizia e stabilimento produttivo di Melano, mentre permane un forte utilizzo della cassa integrazione, con preoccupazioni legate ai ritardi negli investimenti programmati.

Anche la filiera dell’automotive, dell’agricolture construction e della componentistica, già interessata da profondi cambiamenti tecnologici, attraversa una fase particolarmente complessa. 

Segnali di rallentamento emergono inoltre nella produzione di macchine e nell’impiantistica industriale, comparti centrali per l’economia manifatturiera marchigiana.

«La situazione che stiamo registrando nelle Marche è motivo di forte preoccupazione – dichiara Mauro Masci, segretario generale della FIM CISL Marche – perché coinvolge circa 8.000 lavoratori e colpisce settori che rappresentano il cuore della nostra manifattura regionale. Non siamo di fronte a crisi isolate, ma a un fenomeno che interessa intere filiere produttive e che rischia di indebolire in modo strutturale il sistema industriale marchigiano».

Secondo il sindacato è indispensabile attivare politiche industriali efficaci, sostenere gli investimenti e accompagnare le imprese nei processi di innovazione e transizione, salvaguardando occupazione e competenze. 

La tenuta del sistema metalmeccanico regionale è una priorità per garantire competitività, stabilità economica e prospettive di sviluppo sostenibile per il lavoro e i territori delle Marche.

Primo, registrazione presso il Tribunale di Pesaro n°3/2019 del 21 agosto 2019. P.Iva 02699620411

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