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martedì 20 ottobre 2026

Contraffazione a Pesaro e Urbino, il 70% delle imprese segnala imitazioni: CNA chiede più controlli

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Contraffazione a Pesaro e Urbino, il 70% delle imprese segnala imitazioni: CNA chiede più controlli

La contraffazione rappresenta una minaccia per le piccole e medie imprese della provincia di Pesaro e Urbino, mettendo a rischio competitività, occupazione e valore delle produzioni locali. 

A delineare la portata del fenomeno sono i dati dell’indagine “Difendere il Made in Italy. Le piccole imprese italiane di fronte al fenomeno della contraffazione”, realizzata dall’Area Studi e Ricerche CNA in collaborazione con CNA Federmoda.

Secondo la ricerca, il 93,4% degli imprenditori italiani considera grave il fenomeno della contraffazione: il 67,5% lo giudica molto grave, mentre il 25,9% lo considera una vera e propria emergenza. 

Un quadro particolarmente significativo per il territorio pesarese, dove la manifattura, il tessile-abbigliamento e la subfornitura artigiana rappresentano componenti importanti del tessuto economico.

E-commerce e prezzi bassi favoriscono la diffusione dei falsi

Tra i principali fattori che alimentano l’acquisto di prodotti contraffatti, il 68,1% degli imprenditori indica il forte differenziale di prezzo rispetto ai prodotti originali. 

Al secondo posto figura la scarsa informazione dei consumatori sui rischi legati all’acquisto di merci falsificate, segnalata dal 23,5% degli intervistati.

A preoccupare è soprattutto il ruolo del commercio elettronico. Il 72,8% degli imprenditori ritiene che lo sviluppo dell’e-commerce abbia favorito la diffusione dei prodotti contraffatti. 

Per il 54,2% delle imprese, il commercio online ha contribuito alla crescita del fenomeno, mentre il 18,6% lo considera il principale motore della contraffazione nell’attuale scenario commerciale.

La dimensione digitale amplia quindi le difficoltà per le imprese che investono in qualità, ricerca e innovazione, rendendo più complesso contrastare la vendita di prodotti che imitano le produzioni originali.

Quasi sette imprese su dieci segnalano concorrenza sleale

L’impatto della contraffazione sulle aziende di Pesaro e Urbino emerge anche dall’esperienza diretta degli imprenditori. 

Il 52,5% degli intervistati dichiara di aver avuto contatti diretti o indiretti con prodotti falsificati, mentre quasi il 70% segnala episodi di concorrenza sleale legati all’imitazione delle proprie produzioni.

Nell’industria e nella piccola manifattura, oltre il 30% delle aziende registra un impatto economico continuativo ed elevato sulla propria attività. 

A questo si aggiunge una vulnerabilità nella catena di fornitura: oltre sei imprese su dieci non dispongono di procedure standardizzate per verificare l’autenticità delle materie prime e dei semilavorati in ingresso, affidandosi soprattutto ai rapporti fiduciari con i fornitori storici.

La contraffazione non riguarda dunque soltanto la vendita di prodotti finiti, ma può coinvolgere anche le filiere produttive, rendendo più difficile garantire l’autenticità dei materiali e tutelare il valore del lavoro artigiano.

CNA chiede sanzioni più severe e controlli sulle piattaforme online

Di fronte a questa situazione, gli imprenditori chiedono interventi più incisivi da parte delle istituzioni. Il 60% sollecita sanzioni più severe per chi produce e vende merci contraffatte, il 45,6% chiede maggiori controlli sulle piattaforme online e il 43,4% auspica un rafforzamento della vigilanza da parte delle forze dell’ordine.

Il dato che evidenzia maggiormente la distanza tra le esigenze delle imprese e la situazione attuale è quello relativo ai controlli: soltanto il 3,7% degli imprenditori li giudica adeguati.

A sottolineare le conseguenze economiche e culturali del fenomeno è Antonio Bianchini, segretario di CNA Pesaro e Urbino. 

«Difendere il Made in Italy nel nostro territorio significa difendere il lavoro di migliaia di artigiani, la qualità delle nostre filiere manifatturiere e l'identità economica di Pesaro e Urbino», afferma.

Secondo Bianchini, la contraffazione sottrae quote di mercato alle imprese che rispettano le regole e, allo stesso tempo, svaluta la qualità, la creatività e la reputazione delle produzioni locali. 

Per questo, accanto alle azioni repressive e al controllo del commercio elettronico, è necessaria anche un’attività di sensibilizzazione dei consumatori.

Il segretario CNA richiama infatti i dati sulla capacità di riconoscere i prodotti autentici: un terzo dei consumatori non saprebbe distinguere un prodotto originale da uno falso, mentre un ulteriore 43% riuscirebbe a farlo soltanto in parte. 

«Dobbiamo educare all’autenticità: ridurre la domanda di falsi significa far comprendere a cittadini e acquirenti il valore sociale, etico ed economico che si cela dietro un prodotto autentico realizzato dalle nostre imprese», conclude Bianchini.

La tutela del Made in Italy e delle imprese di Pesaro e Urbino passa quindi da una strategia che affianchi controlli più efficaci, responsabilità delle piattaforme digitali, sanzioni adeguate e maggiore consapevolezza dei consumatori sul valore dei prodotti originali.

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