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giovedì 16 aprile 2020

Confindustria, Papalini: "Ripartano le attività in grado di garantire standard di sicurezza"

Confindustria, Papalini: "Ripartano le attività in grado di garantire standard di sicurezza"

di Agenzia Dire

Riaprire progressivamente per codici Ateco non ha senso. Le aperture devono essere consentite a chi riesce a garantire uno standard di sicurezza. Partendo da questo presupposto noi stiamo spingendo, anche a livello governativo, per far si' che si possa ripartire gradualmente anche da prima del 3 maggio. Tutti quelli che riescono a garantire gli standard di sicurezza". Lo spiega all'agenzia "Dire" il presidente di Confindustria Pesaro Urbino, nonche' vicepresidente di Confidustria Marche Nord, Mauro Papalini che esorta il Governo ad avviare quanto prima la cosiddetta 'fase 2'. "È ora di ripartire- dice Papalini-. In sicurezza ma ripartiamo. Il criterio dei codici Ateco va bene in un momento di urgenza quando si dice tutti chiusi tranne le attivita' essenziali, ma in quel frangente li' si doveva gia' studiare un modo di riaprire gradualmente non piu' per codici Ateco ma stabilendo e definendo quali devono essere le norme e le regole per lavorare in sicurezza adottando tutte le misure necessarie. Sulla salute l'impresa e' molto attenta e sente questa responsabilita'. C'e' un'attenzione particolare anche da parte degli imprenditori a riprendere a produrre ma in massima sicurezza. Oggi abbiamo fabbriche piu' sicure dei supermercati". Il numero uno degli industriali pesaresi, che oggi ha partecipato al consiglio generale di Confindustria nazionale riunitosi in via telematica per la votazione sul nuovo presidente esprimendo la propria preferenza per Carlo Bonomi, auspica anche che ci sia una linea comune a livello europeo sul fronte della ripresa delle attivita' industriali. "I nostri competitor internazionali non hanno mai chiuso definitivamente tutte le aziende, come abbiamo fatto in Italia e per questo e' importante dare continuita' alla produzione- continua Papalini-. Ci deve essere una regolamentazione europea sulle riaperture a cui poi gli Stati membri si adeguano con appositi decreti. Riaprire le attivita' in una regione e non in un'altra invece crea delle competizioni interne che non portano vantaggi a nessuno. Il decreto Liquidita'? A causa della burocrazia, rischiamo che arrivi denaro quando non ce n'e' piu' bisogno".

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