Attualità
lunedì 02 novembre 2026
CNA Pesaro e Urbino: «Il costo del lavoro frena le assunzioni dei giovani nelle piccole imprese»
newsIl costo del lavoro e il ricambio generazionale sono due delle principali sfide per il sistema produttivo della provincia di Pesaro e Urbino.
A evidenziarlo è la CNA territoriale, che richiama l’attenzione sulle difficoltà delle micro e piccole imprese nell’assumere giovani e garantire loro un’occupazione stabile.
Nella provincia di Pesaro e Urbino i residenti tra i 15 e i 34 anni sono circa 69.500.
Si tratta del secondo bacino giovanile delle Marche dopo quello della provincia di Ancona, inserito però in un contesto caratterizzato dal progressivo invecchiamento della popolazione.
Una dinamica che rende sempre più complesso il ricambio generazionale nelle aziende, soprattutto in un territorio con una forte vocazione manifatturiera e artigiana.
Secondo una simulazione elaborata dalla CNA, per assicurare a un giovane lavoratore un reddito netto annuo di 24 mila euro, una piccola impresa arriva a sostenere un costo complessivo superiore a 43 mila euro, considerando retribuzione lorda, imposte, contributi previdenziali e trattamento di fine rapporto.
In termini pratici, secondo l’associazione, per ogni 100 euro netti percepiti dal dipendente l’azienda ne spende oltre 180.
Un peso che, secondo la CNA, limita la competitività delle attività produttive e riduce la possibilità di programmare nuove assunzioni a tempo indeterminato.
Il rischio è che i giovani più qualificati cerchino opportunità professionali fuori dal territorio, in altre regioni o all’estero, aggravando le difficoltà di reperimento delle competenze necessarie alle imprese locali.
«Le micro e piccole imprese della provincia di Pesaro e Urbino continuano a scommettere sui giovani, investendo ogni giorno in formazione e passaggio generazionale delle competenze», afferma Michele Matteucci, presidente di CNA Pesaro e Urbino.
«Tuttavia, l’attuale peso del costo del lavoro limita fortemente la capacità di programmare assunzioni a tempo indeterminato e di mantenerle nel tempo. Se vogliamo offrire prospettive concrete ai nostri giovani e trattenere le competenze nelle nostre aziende, occorre una riduzione strutturale del cuneo fiscale e contributivo».
L’analisi dell’associazione si concentra anche sugli effetti degli incentivi temporanei alle assunzioni.
Nella simulazione CNA, con un esonero contributivo di 6 mila euro all’anno per i primi due anni, il costo aziendale passa da circa 37.500 euro a oltre 43.500 euro al termine delle agevolazioni.
L’aumento, vicino al 16%, non comporterebbe un corrispondente incremento del netto in busta paga per il dipendente.
Per la CNA, quindi, gli sgravi possono rappresentare un sostegno nella fase iniziale del rapporto di lavoro, ma non risolvono il problema della sostenibilità economica delle assunzioni nel lungo periodo.
La fine delle agevolazioni rischia infatti di rendere più difficile mantenere i contratti, soprattutto per le imprese artigiane e manifatturiere di dimensioni ridotte.
«Gli incentivi a termine sono utili nella fase iniziale, ma da soli non bastano per garantire la tenuta del sistema produttivo provinciale», conclude Matteucci.
«Alle nostre imprese servono stabilità e una programmazione di lungo periodo».
La richiesta dell’associazione è dunque quella di intervenire in modo strutturale sul cuneo fiscale e contributivo, per ridurre il costo sostenuto dalle imprese e favorire retribuzioni adeguate.
L’obiettivo indicato è rafforzare la capacità delle aziende di assumere e trattenere giovani professionalità, contrastando la fuga di competenze e sostenendo il futuro economico e sociale del territorio.