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martedì 19 maggio 2026

Cgil: “Allarme industria, metà della cassa integrazione straordinaria del Centro Italia è nelle Marche”

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Cgil: “Allarme industria, metà della cassa integrazione straordinaria del Centro Italia è nelle Marche”

Nelle Marche cresce la preoccupazione per la situazione del comparto industriale. 

Nel primo trimestre del 2026, infatti, la regione ha concentrato circa la metà delle ore di cassa integrazione straordinaria autorizzate in tutto il Centro Italia, coinvolgendo circa 3mila lavoratori.

A lanciare l’allarme è stato il segretario generale della CGIL Marche Giuseppe Santarelli, intervenuto a margine dell’incontro promosso dal sindacato sul tema delle nuove politiche industriali nelle Marche, alla presenza dei rappresentanti nazionali della Fiom e della Fillea Cgil e dell’assessore regionale allo Sviluppo economico Giacomo Bugaro.

Secondo Santarelli, il dato rappresenta un segnale evidente della difficoltà che sta attraversando il sistema produttivo marchigiano, in particolare nei settori della meccanica, delle macchine utensili e del mobile. 

Una situazione resa ancora più delicata dalla recente vicenda dello stabilimento Electrolux, per il quale è stata annunciata la chiusura.

Il segretario della Cgil Marche ha sottolineato come la cassa integrazione straordinaria per crisi e riorganizzazione aziendale abbia generalmente una durata compresa tra 12 e 24 mesi e possa trasformarsi, al termine del percorso, in centinaia o migliaia di esuberi se non accompagnata da interventi concreti di rilancio industriale.

Da qui l’appello alle istituzioni e al sistema produttivo regionale affinché vengano attivate rapidamente misure capaci di sostenere innovazione, qualità dell’occupazione e competitività delle imprese. 

Santarelli ha inoltre commentato il dibattito sulla Zona economica speciale estesa a Marche e Umbria, spiegando che, pur non essendo contrario allo strumento, ritiene necessarie politiche industriali più selettive e mirate ai comparti strategici.

L’obiettivo indicato dal sindacato è quello di rafforzare la capacità produttiva e tecnologica delle aziende marchigiane, puntando su occupazione stabile e salari di qualità per evitare una nuova fase di crisi strutturale del manifatturiero regionale.

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