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mercoledì 11 febbraio 2026

Appalti pubblici, CNA e Cgia: micro e piccole imprese escluse dal mercato per eccesso di burocrazia

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Appalti pubblici, CNA e Cgia: micro e piccole imprese escluse dal mercato per eccesso di burocrazia

Il mercato degli appalti pubblici continua a non essere a misura di micro e piccole imprese, che rappresentano oltre il 96% del sistema produttivo ma possono accedere teoricamente solo al 17% delle gare e si aggiudicano appena il 5% del valore complessivo. 

È quanto hanno evidenziato CNA e Cgia nel corso dell’audizione davanti alla Commissione parlamentare per la semplificazione.

Secondo le due associazioni, il divario è determinato da una serie di barriere che colpiscono in modo sproporzionato le imprese di minori dimensioni: complessità documentale dei bandi, clausole contrattuali poco leggibili, eccessivo tecnicismo giuridico, frammentazione delle prassi amministrative e una digitalizzazione che spesso moltiplica gli oneri burocratici invece di ridurli. In molte procedure di gara il numero degli allegati supera il centinaio di documenti, rendendo difficile individuare con chiarezza obblighi, rischi e condizioni economiche del contratto.

Anche il principio di risultato introdotto dal nuovo Codice dei contratti pubblici rischia di perdere efficacia se interpretato esclusivamente come accelerazione delle procedure. 

La mancanza di chiarezza e proporzionalità incide sulla qualità della concorrenza e sulla sostenibilità dei contratti, scoraggiando la partecipazione delle micro e piccole imprese. 

In meno del 30% dei bandi viene fornito un elenco dettagliato delle fonti normative e documentali, mentre dopo l’aggiudicazione meno di un terzo delle stazioni appaltanti garantisce una piena accessibilità alle informazioni di gara e circa il 40% non pubblica i dati relativi all’affidamento.

Particolarmente critica risulta la scarsa suddivisione degli appalti in lotti funzionali: solo il 10% dei bandi prevede il frazionamento, spesso senza una motivazione adeguata. La scelta del lotto unico favorisce operatori di grandi dimensioni ed esclude imprese locali pienamente qualificate, riducendo pluralità e concorrenza.

Per CNA e Confartigianato è necessario orientare le politiche di semplificazione verso una trasparenza sostanziale, attraverso documenti di gara più chiari e sintetici, una reale interoperabilità delle piattaforme digitali nel rispetto del principio del “once only”, la standardizzazione delle prassi amministrative e la suddivisione degli appalti in lotti come regola generale. 

Solo in questo modo il principio di risultato potrà tradursi in maggiore accesso al mercato, concorrenza effettiva e qualità dell’azione amministrativa.

Nel corso dell’audizione è stata inoltre evidenziata l’esigenza di migliorare la trasparenza e la chiarezza delle informazioni nei rapporti contrattuali del mercato dell’energia. 

Le associazioni hanno sottolineato come la complessità delle bollette e la distinzione poco chiara tra costo della materia prima e oneri di sistema rendano difficile una reale comparazione delle offerte e come ARERA non abbia esteso alle microimprese le stesse tutele e semplificazioni linguistiche previste per i consumatori domestici.

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